Cosa resta dei dubbi sollevati sulla grazia del Colle a Nicole Minetti? Nulla.
1. Clemenza ingiusta, la Minetti è indagata e non ha cambiato vita
Falso. Il presupposto da cui è partita l'inchiesta del Fatto è l'esistenza di una o più inchieste della magistratura straniera sulla vita dell'ex igienista dentale, legate secondo il quotidiano a festini a base di sesso e induzione alla prostituzione. L'ex consigliera regionale della Lombardia, che ha accumulato una condanna a 3 anni e 11 mesi nei processi Ruby e Rimborsopoli, non avrebbe preso davvero le distanze dal suo passato, nel ranch in Uruguay del compagno Giuseppe Cipriani - secondo il Fatto legato in passato al pedofilo Usa Jeffrey Epstein, ma non è così - ci sarebbero festini erotici con clienti vip che arrivano da ogni parte del mondo. Illazioni smentite. Dal sostituto Pg milanese Gaetano Brusa, secondo cui la Minetti ha davvero preso le distanze dal suo passato, con una «seria volontà di riscatto sociale», diversamente «sarebbe la prima volta in 40 anni che mi sarei sbagliato». E infatti dalle carte dell'Interpol non risulta alcuna inchiesta.
2. L'adozione è illegittima
Falso. L'Interpol ha trasmesso alla Procura generale di Milano, sollecitata dal ministero della Giustizia e dal Quirinale, una serie di documenti a supporto dell'adozione: nella sentenza originale si dà atto che l'adozione è legale e che la famiglia del bambino era favorevole: il padre era sparito alla nascita, la madre è tuttora irraggiungibile dopo tre anni in galera per essere stata coinvolta in un omicidio. C'era un parere favorevole all'adozione di un legale, morta a casa sua in un incendio assieme al marito) in circostanze certamente sospette. C'era un'altra famiglia che avrebbe voluto adottare il piccolo, ma la coppia Cipriani-Minetti è stata ritenuta più idonea dall'Inau, l'Istituto che si occupa dei minori uruguaiani.
3. Il piccolo operato a Boston (e non in Italia) aggirando la legge
Falso. Senza violare troppo la privacy del minore che il Fatto ha invece messo in piazza sin dal primo giorno (calpestando la Carta di Treviso, con Ordine e consiglio di Disciplina muti), sappiamo che il piccolo soffre di una patologia grave, è stato operato a Boston e dovrà essere monitorato fino alla maggiore età. Sarebbe stato senza che il bimbo fosse legalmente della coppia. Il trasferimento dall'Uruguay agli Usa è stato possibile perché il minore era in «pre adozione» e dunque la Minetti e Cipriani erano già i tutori legali del bambino loro affidato.
4. Gli ospedali citati nella grazia non sapevano del piccolo
Vero in parte. Secondo i legali della coppia Antonella Calcaterra e Emanuele Fisicaro, i genitori adottivi del bimbo si sono rivolti privatamente a medici che lavorano presso strutture di eccellenza come il San Raffaele di Milano e l'ospedale di Padova e che avrebbero sconsigliato loro l'intervento. È vero che in nessuno di questi due ospedali risultavano ricoveri o consulti, limitati ai professionisti, senza coinvolgere le strutture ospedaliere.
È vero che la medesima cura sarebbe state garantita anche in Italia, ma la famiglia adottiva ha preferito il centro di Boston che già lo seguiva, rispetto anche ad altri due ospedali di New York e Cleveland. Cure autorizzate dall'Inau, che ha aperto un audit sull'adozione.