Dalle battaglie ambientaliste alle proteste contro la chiusura del Tribunale di Rossano, fino alla conquista del municipio di Corigliano-Rossano. È il percorso politico di Flavio Stasi, 42 anni, sindaco della città calabrese e figura di riferimento del civismo vicino al centrosinistra, arrestato oggi nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’accusa è di scambio elettorale politico-mafioso. Una vicenda che investe un amministratore che della legalità e della distanza dai vecchi apparati politici ha fatto due elementi centrali della propria immagine pubblica.
Laureato in Ingegneria informatica all’Università della Calabria, Stasi arriva alla politica attraverso il movimentismo universitario e i comitati territoriali. Le sue prime battaglie riguardano l’ambiente, i servizi pubblici e lo sviluppo del Mezzogiorno. Come ricordato da Lacnews24, nel settembre del 2010 prende parte alla manifestazione “No ‘ndrangheta”, convocata dopo le intimidazioni contro la magistratura reggina, intervenendo dal palco in rappresentanza degli attivisti.
Nel 2011 viene aggredito da più persone e finisce in ospedale. Racconterà l’episodio alcune settimane dopo - in una lettera intitolata “Armato di Parola” e pubblicata sul Quotidiano della Calabria. L’anno successivo figura tra i fondatori di Terra e Popolo, associazione impegnata nella tutela ambientale e nella difesa dei diritti sociali.
Il suo nome acquista visibilità soprattutto nelle vertenze locali. Si mobilita sull’inquinamento del fiume Oliva, sulle discariche di Bucita e Scala Coeli, sulle bonifiche e sul futuro dei collegamenti ferroviari e degli ospedali. Nel 2013 partecipa alla protesta contro la soppressione del Tribunale di Rossano e arriva a intraprendere uno sciopero della fame. È su questi temi che costruisce un consenso personale, rivendicando una distanza dalla politica tradizionale.
Il primo banco di prova elettorale è il 2016. Stasi si candida alla guida del Comune di Rossano, sostenuto da liste civiche: ottiene circa il 18% dei voti, non raggiunge il ballottaggio ma entra in consiglio comunale. Tre anni dopo, con la fusione tra Corigliano Calabro e Rossano ormai completata, si ripresenta e vince. Al ballottaggio supera Giuseppe Graziano con il 72,56% delle preferenze, diventando il primo sindaco della nuova città. Nel 2024 arriva la conferma: oltre il 64% dei consensi alle amministrative dell’8 e 9 giugno, contro il 35,2% della candidata del centrodestra Pasqualina Straface. Il successo rafforza il suo ruolo nella politica regionale e i legami con l’area progressista, come testimoniato dalle voci su una sua possibile candidatura delle competizioni regionali come sfidante di Roberto Occhiuto.
Nel corso della sua attività politica, Stasi ha fatto della legalità un principio da applicare anche agli appalti, all’urbanistica, agli investimenti e alla gestione dei servizi pubblici. Un’impostazione che rende particolarmente significativo il contrasto tra il suo percorso pubblico e le accuse formulate dagli inquirenti. “Calabria, finalmente un sindaco giovane (e apartitico) per far ripartire il Sud” è il titolo dell’articolo pubblicato da Francescomaria Tedesco sul Fatto Quotidiano per festeggiare il successo di Stasi al ballottaggio contro il forzista graziano, ricordando i grandi meriti del giovane primo cittadino dalla lotta contro le ecomafie: “Stasi mi pare possa rappresentare quel civismo, quel movimentismo, quell’attivismo di cui il Sud ha bisogno come l’aria, al di là della palude dei partiti, conniventi nella spartizione di un territorio che langue e che soffre [...] Un sindaco coraggioso che potrà essere da esempio ai molti giovani che in Calabria già fanno politica e popolano i movimenti civici. Realtà bellissime, purtroppo offuscate da un’immagine della politica vecchia, polverosa, dedita alla strategia elettorale senza amore per il territorio”.
Ora l’inchiesta su un presunto accordo per ottenere voti attraverso promesse di assunzioni. Secondo l’accusa, Vincenzo Curia avrebbe agito da intermediario nell’interesse del sindaco. L’ordinanza del gip di Catanzaro riguarda complessivamente 41 persone, con 24 misure di custodia in carcere e 17 ai domiciliari.
