Decadenza di Berlusconi, tensioni sul voto in Giunta

Continua il braccio di ferro tra chi vuole eliminare il Cav e chi invita alla prudenza e alla responsabilità

Decadenza di Berlusconi, tensioni sul voto in Giunta

A pochi giorni dalla discussione in Giunta per le immunità del Senato sulla possibile decadenza di Silvio Berlusconi, continua il braccio di ferro tra chi vuole eliminare il Cavaliere e chi vuole dargli la possibilità di difendersi.

Nonostante qualcuno provi ad alzare i toni all'interno del Pdl, è lo stesso Silvio Berlusconi che invita alla prudenza. Come raccontato dal Giornale, l'ex premier preferisce mandare avanti i moderati, in cerca di una trattativa con la sinistra per rimandare il voto della Giunta almeno finché il caso non sia stato esaminato dalla Consulta o la Corte d'Appello non si sia pronunciata sull'interdizione. In gioco non c'è solo la vita politica del Cavaliere, ma anche un governo di larghe intese formato con grande difficoltà dopo le elezioni di febbraio e in un momento critico per l'Italia, sia da punto di vista economico, sia da quello politico. Anche sul piano legale, la strategia è quella della prudenza. "Fino adesso non è stata fatta nessuna scelta, né in un senso né nell’altro. Non è stata presentata alcuna domanda di grazia al capo dello Stato, ma resta una delle ipotesi in campo", spiega l'avvocoato Franco Coppi, "Con il presidente Berlusconi non ne abbiamo parlato in questi giorni, ma non è escluso che decida in tal senso".

Dall'altra parte, però, c'è chi ha fretta, chi spera in un Letta bis, che potrebbe contare sull'accordo del Pd con qualche dissidente grillino. Fretta che, a quanto pare, c'è anche in Giunta, come rivela La Stampa. Un rapido sondaggio ai 23 membri, tre domande che hanno svelato l'orientamento generale: "Non bisogna perdere tempo". Probabile quindi che già entro settembre Palazzo Madama sia chiamato ad esprimersi sull'applicazione della legge Severino.

Ma anche all'interno del Pd continuano gli screzi, dopo che Luciano Violante ha aperto a un rinvio del caso alla Consulta. "Se Silvio Berlusconi chiedesse di essere ascoltato dalla Giunta per le elezioni del Senato, non credo che gli si possa rispondere con un no", insiste il senatore democratico, Felice Casson, "Non si tratta di una regola ben precisa, visto che in questa fase non è prevista da nessun regolamento, ma per quanto mi riguarda consentire a Berlusconi di esporre le sue ragioni rientra nel diritto alla difesa, che va garantito per tutti. A patto che non si tratti di un trucco per rinviare alla lunga il voto, gli si darebbe anche disponibilità sui tempi. Potrebbe
venire il lunedì 9 settembre. Oppure martedì, o mercoledì. Entro la settimana, diciamo".

"Da una parte il Pdl, che dice se cade Berlusconi cade Letta; dall’altra il Pd che promette in giunta un proprio atteggiamento compatto", riassume Pier Ferdinando Casini,
che ricorda come i meccanismi della Giunta siano diversi da quelli dell'Aula: "Non si ripropongono gli schieramenti della politica tradizionale. Mentre valuta la decadenza di un membro del parlamento la giunta è un organo giurisdizionale, e i membri devono agire secondo la propria coscienza. L’eventuale possibilità di adire alla Corte costituzionale per verificare la retroattività della legge Severino è per esempio un problema di primaria importanza su cui ciascuno si deve regolare in piena libertà, senza vincoli di partito. La giunta non è una caserma". Insomma, anche per il leader dell'Udc è meglio un approfondimento in più che chiudere in fretta la questione.