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La delusione dei militanti: "Quando il Pd tornerà a fare il Pd..."

I militanti del Pd della Capitale hanno votato ieri per scegliere il successore di Letta, ma nei circoli prevaleva l'invidia nei confronti della Meloni e la delusione per questo momento di crisi

La delusione dei militanti: "Quando il Pd tornerà a fare il Pd..." Esclusiva

Stefano Bonaccini, nonostante le vittorie ottenute ieri a Milano e Roma da Elly Schlein, continua a mantenere un vantaggio di circa 20 punti sulla sua sfidante. La partita vera per la segreteria del Pd si giocherà domenica prossima con le primarie e il voto nei gazebo aperto a tutti.

Tra i circoli del Pd di Roma emergono tutte le divisioni e le difficoltà del principale partito di centrosinistra italiano. “Abbiamo rinunciato alla nostra identità per cercare alleanze non semplici da spiegare. Abbiamo pensato troppo alla responsabilità e al governismo e non a cambiare realmente le cose", ammette il deputato Matteo Orfini, incontrato all'ingresso del circolo Pd di Trionfale-Mazzini, dedicato a David Sassoli. Giovanni De Lupis, segretario di questo circolo, si dice soddisfatto per la grande affluenza di votanti e smina subito ogni polemica sessista. “Essere una categoria: donna, uomo, gay, etero, per me, non ha alcuna rilevanza nel fatto di essere una guida di partito”, dice riferendosi chiaramente all'accusa di "patriarcato" fatta al Pd da Elly Schlein. A tal proposito, Aurelio Mancuso, ex presidente nazionale Arcigay, sostenitore di Cuperlo, incontrato nel circolo di Testaccio dove ha vinto proprio Elly Schlein, dice: “Ritengo che sia un’accusa fondata, ma chi la fa ha dietro di sé tanti padri”. Da Dario Franceschini a Nicola Zingaretti, passando per Andrea Orlando, sono tanti i dirigenti del Pd che si sono schierati con l'ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, ma tra i militanti c'è chi spera in una sua vittoria proprio per rivoluzionare il partito. "C’è una richiesta di un cambiamento forte del partito. Non basta un’aspirina, serve un cambiamento vero", ha detto Yuri Trombetti, consigliere comunale del Pd.

Tra i circoli del Pd si percepisce una certa invidia nei confronti di Giorgia Meloni, la prima donna ad essere arrivata a Palazzo Chigi, ma in pochi intendono concederle l'onore delle armi come, invece, hanno fatto in questi giorni sia Enrico Letta sia Stefano Bonaccini. “Ci ha battuto e, quindi, penso sia capace altrimenti noi saremmo al governo", dice Orfini, mentre una militante di Testaccio ribatte: "Non credo che la Meloni abbia bisogno di qualcuno del Pd che le metta la pacca sulla spalla". Stesso leit-movit anche dal circolo di Prati: “Non capisco Bonaccini. Non capisco in cosa la Meloni sia capace. Sarà capace a prendere voti, ma - dice un iscritto di vent'anni - non a governare e non penso sia la prima cosa da dire da segretario del Pd”.

La sensazione è che il Pd continui ad essere troppo autoreferenziale e a non sapere come uscire da questa situazione di ininfluenza politica. “La crisi del Pd non si risolve né con le primarie né con un congresso. Noi, in questi anni, abbiamo cambiato nove segretari e perso sei milioni di voti”, spiega Aurelio Mancuso che non ha dubbi: “Quando il Pd farà veramente il Pd, allore tutte queste arroganze di Calenda e Conte smetteranno”. L'ex segretario è, però, una figura troppo indigesta per una pare dell'elettorato del Pd. “Se mi dovessi ritrovare di nuovo Renzi o Calenda, che hanno fatto politiche devastanti, avrei enormi difficoltà a rimanere”, ci dice una militante. “Dobbiamo mettere nel cassetto la vocazione maggioritaria del Pd. Il ‘ma anche’ non funziona”, sentenzia Trombetti. Giulia Tempesta, altra consigliera comunale del Pd a Roma, sostenitrice di Bonaccini, invece, ritiene che la soluzione sia "ridare centralità al Pd perché senza di lui non si va da nessuna parte”. Più ecumenico è il 'cuperliano' Mancuso: “La capacità o l’incapacità non la deve giudicare l’opposizione, ma il Paese. Noi dobbiamo fare le nostre proposte, ma siamo ancora troppo latitanti”. E, sinceramente, è impossibile dargli torto...

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