Aggressioni, insulti e ostilità diffusa soprattutto a sinistra. L’antisemitismo sempre più emergenza nazionale, ma c’è chi non si piega. Una denuncia firmata dalla Brigata ebraica, e sottoscritta da oltre trenta persone, è stata depositata presso la Procura di Milano sull’assalto del 25 aprile. Una giornata di festa funestata a Milano dalle violenze (non solo verbali) degli estremisti contro lo spezzone di corteo formato dagli ebrei - riuniti sotto le insegne della Brigata ebraica e dell’«Hashomer Hatzair» - e dagli iraniani anti-regime. «Non è stata contestazione ma aggressione» ha scandito Alessandro Litta Modignani illustrando l’esposto, che formalmente è contro ignoti ma offre elementi per l’individuazione di alcune responsabilità. Nei giorni precedenti infatti, è stato ricordato, i Carc avevano preannunciato la cacciata dei «sionisti». Un’intenzione ostile puntualmente concretizzata nel corso di un pomeriggio drammatico in cui centinaia di persone che sfilavano con la Brigata ebraica furono bloccate a metà manifestazione, insultate e infine costrette a uscire dal corteo, per essere poi seguite da gruppetti di facinorosi ostili che dettero voce al loro odio contro Israele e contro i «sionisti» (cioè gli ebrei) con la «scusa» della guerra di Gaza. «Antisemitismo in purezza ma noi non arretriamo» per il consigliere regionale Manfredi Palmeri. La denuncia ipotizza vari reati tra cui violenza privata, lesioni e rapina, per le bandiere strappate con la forza a una donna di 82 anni in particolare, mentre un uomo accusò un malore. «Saponette mancate» urlò qualcuno.«Dopo 22 anni si è superato il limite» ha detto Davide Romano della Brigata ebraica. In ballo il diritto di manifestare. Ma, al di là degli illeciti, resta il problema, lo scandalo, di una massa di manifestanti di sinistra «normale» (c’erano partiti e sindacati) che si unirono alle ostilità o non fecero niente per fermarle. Chiamati come testimoni anche deputati ed esponenti del Pd.Ieri, intanto, un manifestino dai chiari connotati antisemiti è apparso nella sede Rai di Roma contro il corrispondente da Gerusalemme Giovan Battista Brunori, «colpevole» in pratica di non piegarsi alla narrazione a senso unico contro Israele.

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