Diritto di cittadinanza, la Boldrini difende la Kyenge: "Indegni insulti"

Il ministro dell'Integrazione in campo per cambiare la legge sulla cittadinanza. Piovono critiche e insulti. La presidente della Camera: "Razzismo intollerabile"

Diritto di cittadinanza, la Boldrini difende la Kyenge: "Indegni insulti"

Il dibattito sull'immigrazione e sulla cittadinanza italiana agli stranieri entra prepotente in parlamento. Un dibattito che rischia di dividere il governo di larghe intese. Non appena Cècile Kyenge, a cui Enrico Letta ha deciso di affidare il dicastero dell'Integrazione, ha iniziato a parlare di ius soli, la Lega Nord e più in generale il centrodestra hanno alzato le barricate. Le posizioni dell'esponente piddì hanno diviso anche i social network. Non sono poi mancati quelli che hanno criticato apertamente il premier per aver nominato il primo ministro di colore. Critiche che non sono affatto piaciute al presidente della Camera Laura Boldrini: "È indegna di un Paese civile la serie di insulti che, soprattutto da alcuni siti in rete, ma non solo - si sta rovesciando sulla Kyenge".

Il neo ministro dell’Integrazione è nata a Kambove in Congo, ha 49 anni ed è un medico oculista. Modenese, vive a Castelfranco dell’Emilia, ed è da tempo impegnata in politica, prima nei Ds, poi nel Partito democratico. da subito, la Kyenge ha messo nero su bianco le linee guida del suo dicastero: chiederà l’abrogazione della legge Bossi-Fini e del reato di clandestinità, l’abolizione del permesso di soggiorno a punti, la chiusura dei Cie e il passaggio dallo ius sanguinis allo di ius soli per il riconoscimento della cittadinanza. A marzo è stata una dei quattro firmatari - oltre a Pier Luigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza - della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati. Proposta che contempla il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da stranieri residenti da almeno cinque anni e della possibilità di richiederla anche per chi non è nato in Italia, ma vi è cresciuto. Il segretario della Lega Nord Roberto Maroni ha subito chiesto al Pdl e, in particolar modo, al ministro dell’Interno Angelino Alfano di chiarire qual è la posizione del governo sulla cancellazione della Bossi-Fini e sulo ius soli. Anche ai grillini la nomina della Kyenge non è piaciuta. La stessa capogruppo alla Camera Roberta Lombardi ha spiegato che il M5S non si è rifiutato di applaudirla in Aula: "Ci è parso che venisse esibita...".

Non sono solo le posizioni della Kyenge ad accendere il dibattito. Non è infatti mancato chi ha criticato duramente la nomina con insulti e attacchi personali. L’eurodeputato leghista Mario Borghezio, per esempio, ha bollato la nomina come "un elogio all’incompetenza". Secondo Matteo Salvini, invece, è il simbolo di "una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non ai doveri". Da qui l'invito al ministro di visitare alcune città del Nord per "vedere come l’immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a minoranza nei loro quartieri". Di tutt'altro avviso la Boldrini che, nel veder giurare la Kyenge al Quirinale, ha avvertito che "l’Italia stava facendo un passo avanti importante". Proprio per questo, il presidente della Camera ha subito avvertito che non può essere tollerata "la volgarità razzista mirata contro una persona per il colore della pelle". Sul banco degli imputati i siti in cui viene incitato l’odio razziale che resta un reato anche se espresso via web. "Molto gravi sono anche le parole usate da qualche esponente politico, che vanno ben oltre il legittimo dissenso sulle iniziative che Kyenge intende promuovere", ha concluso la Boldrini ritenendo "inaccettabile che queste bassezze possano, anche grazie alla compiacenza di una parte dell’informazione, entrare nel circuito della discussione politica senza suscitare l’esecrazione che meritano". Immediata la replica di Borghezio che, ai microfoni della Zanzara, ha detto: "La parola 'negra' in Italia non si può dire ma solo pensare. Fra poco non si potrà neanche dire 'clandestino', si dirà 'sua eccellenza'".

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