La doppia morale del Pd che bacchetta i grillini e paga per andare in tv

Per il caso Favia, i democratici hanno parlato di comportamento immorale. Ma fanno lo stesso. E il consigliere grillino fa "mea culpa"

La doppia morale del Pd che bacchetta i grillini e paga per andare in tv

Che figura per il Partito Democratico. L'unico che apparentemente era uscito pulito dalla vicenda che ha coinvolto il grillino Giovanni Favia, reo confesso di aver pagato per le ospitate in tv e per questo "scomunicato" da Grillo. L'unico che, invece di ammettere una prassi consolidata (seppur poco "nobile" agli occhi degli elettori), ha gridato allo scandalo. Il presidente dell'assemblea regionale dell'Emilia Romanga, Matteo Richetti (Pd), si è erto a difensore dell'etica, bollando come "immorale" il comportamento di chi paga e chi incassa. Un polverone, sospettano i più maliziosi, sollevato per distogliere l'attenzione dalle "marachelle" del governatore Vasco Errani.

E oggi il Fatto quotidiano svela un retroscena ben diverso dalla facciata di "puri e senza peccato" messa in piedi dai democratici. Il quotidiano è andato dall'altra parte della barricata, contattando gli uffici commerciali di Teleromagna e Telerimini, che nei prossimi giorni ospiteranno nei propri salotti esponeniti del Pd. Risultato? Nessuna differenza tra le forze politiche: "Lavoriamo con tutti i partiti politici, nessuno escluso", confermano spiegando che esiste un vero e proprio tariffario in base a durata e fascia oraria: "Se è un segretario allora paga il partito, se è un consigliere regionale si fattura al gruppo assembleare. Il meccanismo è molto semplice e rodato".

Sono tanti i casi di democratici che hanno usufruito a pagamento delle telecamere delle emittenti emiliane. Si va dal programma La mia Regione, in cui a turno gli eletti si raccontano - "Ma viene sempre indicato che si tratta di una trasmissione a cura del nostro gruppo politico", assicura il consigliere regionale del Pd Thomas Casadei - a un convegno organizzato dalla sezione forlivese del partito a Castrocaro Terme - e qui invece l'avviso per i cittadini manca -. Nell'ultimo caso è il partito a pagare per garantirsi la copertura dell'evento, mentre i soldi per le apparizioni dei consiglieri vengono dal fondo regionale per le attività di comunicazione dei vari gruppi. Gli stessi soldi che pagano gli spazi pubblicitari per le campagne istituzionali e d'informazione.

Certo, il caso del Movimento 5 Stelle è diverso: nel non statuto è vietato categoricamente l'uso di fondi pubblici, che siano rimborsi elettorali o altro. E l'ira di Beppe Grillo, che proprio su questo ha costruito la sua campagna durante le ultime elezioni, è comprensibile. Deve averlo capito anche lo stesso Favia che oggi ha fatto "mea culpa". Niente tv o media tradizionali, però. Per chiedere scusa si torna ai metodi classici: la rete.

Sulla sua pagina Facebook, il consigliere regionale ha riconosciuto di aver commesso una leggerezza: "Il Movimento 5 stelle ha rifiutato il finanziamento pubblico ai partiti, voluto da tutte le forze politiche in sfregio alla volontà popolare espressa nel referendum del ’93. In qualità di capolista alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna ho firmato io, due anni fa, per rinunziarvi", scrive Favia, ricordando però che "gli enti pubblici hanno delle risorse per permettere il funzionamento della macchina amministrativa, composta dai consigli eletti e dagli esecutivi di governo. È il costo dell’istituzione, non dei partiti". Insomma, le ospitate non le ha fatte per conto del M5S, ma per conto della Regione. E annuncia: "Nei prossimi incontri coi cittadini affronteremo anche il tema comunicazione e fondi del gruppo assembleare. Decideremo insieme, sono a disposizione. Io sono solo lo strumento, al servizio di una straordinaria moltitudine civica e sociale che ha deciso di costruire una nuova politica".

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