Non bastavano la campagna contro il Ddl sicurezza, l’attivismo per impedire l’approvazione della legge sull’antisemitismo, gli interventi contro il governo Meloni, gli eventi con Francesca Albanese nei centri sociali occupati, ora Amnesty International Italia alza il livello organizzando seminari per difendersi dalla polizia.
Il corso si intitola «Polizia e diritti umani» ed è articolato in sette lezioni in cui «attraverso esercizi, materiale di ricerca di Amnesty International, video e risorse di autoapprendimento, approfondirai un'ampia gamma di argomenti relativi alla polizia e ai diritti umani».
Dopo una prima lezione introduttiva, la seconda intitolata «uso della forza e delle armi da fuoco» si propone di «descrivere i principi che guidano l'uso della forza, conoscere quando le forze di polizia possono usare le armi da fuoco e quando no, comprendere come le forze di polizia devono essere ritenute responsabili per l'uso della forza e delle armi da fuoco».
Il corso si propone inoltre di spiegare le «armi meno letali» con una lezione sull’arresto e detenzione in cui «elencare i diritti di cui può godere una persona durante e dopo l’arresto» per poi arrivare a suggerire come «ottenere un risarcimento».
Dulcis in fundo la lezione finale intitolata «Descriminazione» che vuole offrire gli strumenti per «riconoscere le varie forme di discriminazione da parte della polizia, tra cui la profilazione razziale/etnica, le molestie, l'uso eccessivo della forza contro determinati gruppi e la mancata garanzia di una protezione adeguata».
Quello che viene presentato come un corso «sulla polizia» finisce così per diventare un corso su come difendersi dalla polizia o, peggio, contro la polizia lanciato a pochi giorni dai fatti di Torino in cui un poliziotto è stato preso a martellate dai manifestanti dei centri sociali.
Amnesty ormai da tempo ha svestito i panni di un’organizzazione super partes per intervenire in modo attivo nel dibattito politico con posizioni sempre a senso unico, basti pensare che sono pochi giorni fa la segretaria generale Agnes Callamard, all’indomani dell’annuncio della Francia di voler chiedere le dimissioni di Francesca Albanese dall’Onu, è intervenuta scrivendo: «Amnesty International sostiene pienamente il mandato e il lavoro essenziale delle Procedure Speciali delle Nazioni Unite, compreso quello della Relatrice Speciale Francesca Albanese. La loro indipendenza è assoluta e protetta da interferenze da parte degli Stati, ed è fondamentale per l'efficace esecuzione dei loro mandati».