Perché adesso sarà impossibile far finta di niente, come per anni ha fatto la sinistra: connivente, se non addirittura complice. Pronta a giustificare anche dopo le devastazioni di sabato, come ha fatto il sindaco Giuseppe Sala e come tenta di fare il mondo progressista anche dopo il bis di domenica. Criminale minimizzare o addirittura ignorare che a questo punto c’è un prima e un dopo il 17 ottobre: la data in cui il sacco di Piazza Duomo è diventato una dichiarazione di guerra a Milano. Quali siano le forze del male è materia da affidare a investigatori, sociologi e politologi. Possibilmente coraggiosi. Allo Stato spetta reagire e non si può dire che la premier Giorgia Meloni non abbia avvertito la gravità e agito rapida. Ora alla politica e soprattutto al centrodestra spetta un unico compito: riprendersi Milano e porre fine a 15 anni il cui le amministrazioni di centrosinistra con Pisapia prima e poi Sala, sono state il brodo di coltura di criminalità maranza, violenti, centri sociali tollerati perché bacino di voti, ambigui filo islamici, extracomunitari irregolari pronti a delinquere, orribili rapper e antifascisti con le spranghe. E soprattutto cattivi maestri, trasformati in cattedratici. Quanto di peggio si possa augurare a una città. E proprio per questo ora il centrodestra non si trova di fronte a una campagna elettorale, ma al dovere morale di restituire Milano ai milanesi. A quelli convinti che ha diritto di cittadinanza solo chi rispetta le regole, non chi sfascia Piazza Duomo e saccheggia i negozi, scegliendo accuratamente scarpe e felpe firmate. Facciano quello che vogliono i partiti, si scornino per trovare il candidato giusto, estirpino dalle liste chi pretende di entraci per diritto acquisito o dinastico, setaccino nella società civile le persone migliori e le arruolino, si svenino nella campagna elettorale. Ma restituire Milano ai milanesi non è più solo una questione politica, ma una questione morale. Non più rinviabile.
