Ecco chi tiene in piedi la persecuzione mediatica contro il Cavaliere

Da Zappadu che parla di sicurezza alle farneticazioni di Grillo sulla D’Addario e la mafia, una campagna piena di paradossi

Prendete quanto è accaduto in un solo giorno, cioè ieri: 1) il gruppo editoriale Espresso ha denunciato Silvio Berlusconi - non viceversa -, depositando un esposto curato da Guido Rossi e Federico Grosso: ipotizzano i reati di diffamazione - non viceversa, ripetiamo - e di abuso d’ufficio e di cosiddetto market abuse; in sede civile il Cavaliere è stato citato anche per concorrenza sleale e boicottaggio. Tutto nasce da alcune dichiarazioni da lui rese il 13 giugno quando parlò di un attacco eversivo mosso da la Repubblica e invitò quindi gli industriali a non fare pubblicità su quel quotidiano. Carlo Federico Grosso, in particolare, ieri ha parlato di «attacco senza precedenti».

(Nota: l’associazione Bo.Bi, alias Boicotta il Biscione, è operativa dal 1993 ed è giunta a contare settanta sedi; proprio Repubblica, il 26 novembre 1993, pubblicò i numeri di telefono e di fax dell'associazione e rilanciò questo invito: «Smettiamo di comprare i giornali di Berlusconi e di fare la spesa nei suoi supermercati, ritiriamo la pubblicità dalle sue riviste e dalle sue televisioni, boicottiamo le sue reti tv». I recapiti del Bo.Bi. furono pubblicizzati anche a Il rosso e il nero di Santoro, sulla tv di Stato. Non risulta che «il Biscione» abbia mai denunciato nessuno. È un caso diverso? Forse è un caso diverso).

2) Beppe Grillo - personaggio che dobbiamo sforzarci di considerare un politico a tutti gli effetti in quanto fa liste, è presente in alcuni consigli comunali, fa alleanze con Di Pietro, si candida a segretario di altri partiti - ieri ha prospettato questa realistica dinamica politica: Patrizia D'Addario potrebbe corrispondere a un’emissaria della mafia per far inciampare Berlusconi come già accadde ad Andreotti col cadavere di Salvo Lima; le registrazioni del resto potrebbero essere finte, recitate; pare che stia nascendo questo Partito del Sud, come desiderato storicamente da Cosa nostra, e insomma ci sarebbero degli attriti tra mafia e centrodestra e Grillo li dipinge come se stesse ipotizzando una qualsiasi verifica di governo. Ne ha avute anche per Veltroni: «Un salvagente per Testa d’Asfalto (sarebbe Berlusconi, ndr) è in arrivo. Si chiama Topo Gigio Veltroni che si è proposto come osservatore esterno all’Antimafia. Proporrà una supercazzola al posto del papello e la mafia sarà sconfitta per sempre». Ripetiamo: Beppe Grillo è un politico a tutti gli effetti.

3) Essendo nati per soffrire, ieri c'è stata anche la conferenza stampa di presentazione del libro «Antonello Zappadu, l’Incubo di Berlusconi» scritto da Salvatore Zappadu, che è suo fratello. Il volume è stato presentato ieri. Zappadu, a proposito di sicurezza dello Stato e dintorni, è quello che ha fatto cinquemila scatti inquadrando Villa Certosa e se n'è fottuto di ogni legge sulla privacy. Durante la conferenza stampa, ieri, ha definito «impensabile» che la villa di Berlusconi possa essere «controllata da solo 180 uomini» e ha fatto una rivelazione molto precisa e circostanziata: «L’impressione che ricaviamo da tutta questa vicenda è che all’interno di queste foto ci siano delle situazioni che neanche noi possiamo capire, ma che non si vuole che vengano fuori». Il pene di Mirek Topolanek era venuto fuori benissimo: i preziosi fratelli Zappadu in ogni caso sono riusciti a spiegare che «non c’è niente di pruriginoso in questi scatti» - hanno smentito che ci siano foto di Berlusconi nudo - e infine hanno severamente sentenziato che «la vera notizia è che nel nostro Paese non si possono pubblicare foto-notizie». Topolanek, in effetti, seguita a celare la sua notizia nelle mutande.

4) In ultimo, a proposito di notizie e di mutande, c'è Peppe D'Avanzo di Repubblica: l'unico giornalista del mondo che riesce a scrivere «Berlusconi sapeva che Patrizia era una prostituta» nello stesso articolo in cui una registrazione spiega esattamente il contrario. Ieri l'ha fatto ancora: è il fuochista ufficiale, l'incaricato affinché la fiaccola delle ormai demenziali «dieci domande» arda in eterno. Ormai D'Avanzo passa le giornate a soppesare e a incrociare le uscite di Ghedini, di Noemi, di Berlusconi e della D'Addario con una seriosità e un linguaggio diviso tra la metodologia della ricerca storica e una richiesta di proroga delle indagini preliminari: continua a sudare articolesse come se la vita e la morte - di un governo, perlomeno - dipendessero realmente dall'esattezza di una frase di Berlusconi pronunciata a Porta a Porta, dal dettaglio che il premier sapesse o non sapesse o anche solo presumesse che Patrizia D'Addario nella vita era ciò che aveva stampato in faccia. Come se alcune uscite di Berlusconi - alcune delle quali assolutamente sconclusionate - fossero state non delle reazioni talvolta nervose e improvvisate a una campagna che è stata quello che è stata, ma dei giuramenti davanti alla Nazione e con la mano sulla Bibbia, come se fosse stato Clinton davanti al Congresso o a Kenneth Starr, non Berlusconi di fronte alle domandine demenziali di Peppe D'Avanzo.

Se ci fosse un complotto potrebbe essere davvero del centrodestra o di una parte del centrodestra, a questo punto: perché tutto non fa che favorire quel famoso clima di esasperazione e di inasprimento in cui potrà sguazzare chiunque voglia fare delle nuove leggi per esempio a difesa della privacy - e chi potrebbe opporsi? - o voglia rendere sin troppo liberticida la famosa normativa sulle intercettazioni, cui si sta stendendo una passatoia formidabile. Luca Sofri, un signore di sinistra che ha dispiacere di avere talvolta la mia stima, sul suo sito Wittgenstein.it ha centrato perfettamente il punto: dopo aver citato l'irrigidimento difensivo dei media pro-Berlusconi e l'inevitabile chiusura a riccio della maggioranza di governo – lui naturalmente ha usato termini molto più duri dei miei - si è infine chiesto: «Non è che questa escalation ha a che fare anche con la battaglia di informazione su Villa Certosa, le escort, eccetera? Non è che i giornali di opposizione stanno alzando il livello dello scontro, e la maggioranza risponde dichiarando lo stato di guerra, e ci andiamo di mezzo tutti?». Oh, ci siamo arrivati.

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