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Elly in imbarazzo. L’allarme di Fdi: così tornano gli anni di piombo

Conte: “Violenza inammissibile”. L’arcivescovo Repole: “La guerriglia non merita sforzo di comprensione”

Quel malumore nel Pd contro la Schlein. "Ora servono risposte"

Il giorno dopo la guerriglia scatenata in Val di Susa da chi lotta contro l’alta velocità, la politica insiste sul pedale del rischio di una deriva insurrezionale. Piovono le censure da tutti gli angoli dell’emiciclo parlamentare, fioccano i «senza sé e senza ma». Eppure in un coro che abbraccia la quasi totalità dell’arco politico, c’è un silenzio che stecca. Ed è quello della segretaria dem Elly Schlein. Di lei nessuna traccia tra le tante dichiarazioni di solidarietà con le Forze dell’ordine (uscite stremate dalla battaglia di sabato sera). E nessuna traccia della Schlein nemmeno tra quelli (tanti) che hanno puntato il dito contro quell’area di estrema sinistra che sconfina nella «guerriglia organizzata contro lo stato», come l’ha definita Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa. Ci pensa Piero Fassino a riempire la casella dem nel coro delle reazioni («violenza da condannare senza sé e senza ma»). Non si «indulge contro chi mette a rischio il lavoro della Forze dell’ordine», aggiunge il leader dei Cinquestelle Giuseppe Conte. Anche Angelo Bonelli censura il comportamento degli antagonisti: «Violenze inaccettabili», salvo poi intestare al ministro dell’Interno la responsabilità delle cause della guerriglia chiedendosi pubblicamente: «Questi sessanta ragazzi vestiti di nero sono conosciuti in tutta Europa. Perché Piantedosi non li ha fermati prima?» Il governatore del Piemonte ribatte proprio a chi come Bonelli solleva dei distinguo per distribuire equamente le responsabilità dell’accaduto. «A sinistra - dice Alberto Cirio - tutti condannano le violenze ma ci aggiungono sempre un ma. Non si danno alle fiamme le camionette della polizia. La Costituzione è bello citarla, ma poi va rispettata». Il governatore ricorda che la stessa Alta Velocità non è «stata estratta a sorte o decisa da uno che passava per caso. Bensì è frutto di un confronto democratico che riguarda l’Europa». Sulla questione Tav interviene anche il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. «Un Paese moderno - dice - deve disporre di infrastrutture adeguate. La posizione sula Tav non è ideologica, bensì di buon senso». Per il ministro è inaccettabile «che una struttura fondamentale per lo sviluppo del Paese sia tenuta sotto scacco da un gruppo di persone che seguono la logica dell’eversione». Resta poi il problema della «zona grigia», come la definisce Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione Piemonte. Zona grigia dovuta «alle ambiguità e timidezze dimostrate dal Pd nel sciogliere il nodo che lo lega a realtà come Askatasuna». Sulla devastazione del cantiere di Chiomonte è intervenuto anche l’arcivescovo di Torino Roberto Repole. «Quella guerriglia non merita nessuno sforzo di comprensione. È pura violenza terroristica».

C’è poi la questione della premeditazione. Che rende ancor più inquietante l’episodio di sabato. «Quanto accaduto in Val di Susa - osserva il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti - dimostra una pianificazione che richiama una pericolosa deriva insurrezionalistico». Per l’esponente di FdI il richiamo agli anni di piombo è spontaneo e avverte che la questione non riguarda solo la Tav della Val di Susa, come dimostra quanto accaduto a Bologna pochi giorni fa. La sua collega di partito Augusta Montaruli propone poi la chiusura del Festival dell’Alta felicità. «Chi era a far guerriglia cercando di dare un colpo allo Stato era già dal 19 luglio in Val di Susa ad allestire il festival». Una kermesse che, per la Montaruli, «alimenta anche economicamente i No Tav». La Lega, intanto, rilancia l’idea di registrare il «reato di terrorismo di piazza» da tempo richiesto proprio dai sindacati delle Forze dell’ordine».

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