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Elly vuol chiudere il centro: si vince se stiamo a sinistra

La leader dem scarica chi vuole il “federatore” moderato: “Ci ha sempre fatto perdere, è ora di cambiare”. Scontro Renzi-Appendino: “Condannata”, “inaffidabile”

Elly Schlein PD , Giuseppe Conte M5S, Angelo Bonelli, Nicola,Fratoianni AVS, Riccardo Magi +europa in occasione del Manifestival 2026. Sabato 10 Ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Elly Schlein (PD), Giuseppe Conte (M5S), Angelo Bonelli and Nicola Fratoianni (AVS), and Riccardo Magi (+Europa) at Manifestival 2026. Rome, Saturday, October 10, 2026. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

«Non fatevi del male», continua a consigliare Massimo D’Alema in modalità padre nobile del campo largo. Un consiglio che sembra non essere ascoltato dagli azionisti della coalizione progressista. È tutto fermo da quelle parti. Non c’è un programma, non c’è un leader, né tantomeno il perimetro della coalizione. È un’altra giornata di passione per l’opposizione. Tutto comincia al mattino alla festa de Il Foglio, a Firenze, da dove Elly Schlein si toglie una serie di sassolini dalle scarpe. Aprendo di fatto la rottura con i potenziali alleati centristi. Fa un po la vittima, Elly, anche perché nella settimana che si è appena conclusa è stata accerchiata da chi sostiene che sia necessario un terzo nome come Roberto Gualtieri. La numero uno del Nazareno si oppone alla teoria per cui la coalizione abbia più possibilità di vincere nel caso in cui si allargasse al centro: «Non credo che sia il momento di farci spiegare, come è stato per tanti anni nel centrosinistra, come fare a vincere, perché ci diranno sempre la stessa cosa. Che si vince al centro e quindi sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese, più moderato o più rassicurante. In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare». Un’uscita che fa irritare Clemente Mastella, democristiano fino al midollo e oggi leader di Noi di Centro:

«Ho stima per Schlein, ma la ingenerosa arroganza verso l’area moderata, è un incredibile autogol politico. Senza centro, Schlein si condanna al ciglio. Nel senso che è già sul ciglio della sconfitta». Eppure l’attacco di Schlein ai centristi dà la stura ai cinquestelle per colpire Matteo Renzi. Chiara Appendino è netta sul leader di Italia viva: «A volte mettere un veto è un atto di coraggio necessario per costruire un’alternativa forte e credibile». Non si fa attendere la replica piccata di Renzi: «Noi non candidiamo persone condannate come Appendino. Le lezioni di morale le prendiamo da tutti tranne dai pregiudicati». Contro risposta della ex sindaco di Torino: «Dispiace constatare la volontà di buttarla in rissa. Renzi preferisce inquinare il dibattito cadendo in basso». Ma la giornata è ancora lunga. C’è anche uno scambio al veleno tra Riccardo Magi e Davide Faraone con quest’ultimo che bacchetta il parlamentare di +Europa perché si trova d’accordo con Conte sull’ipotesi di alleanza con Renzi, ovvero che il leader di Italia viva per entrare in coalizione dovrebbe dare garanzie. Insomma l’ipotesi di un’alleanza del campo con il fronte più moderata si complica. Sia come sia, nel tardo pomeriggio alla festa de il Manifesto, a Roma, al teatro Palladium, il direttore del quotidiano comunista Andrea Fabozzi mette sullo stesso palco Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Magi. L’avvocato

del popolo per distinguersi entra da un ingresso laterale. Si percepisce un certo distacco tra la segretaria del Pd e il leader del M5S. I due si sfiorano ma non si parlano. Dal palco Schlein recita la parte della pompiera: «Stiamo chiusi anche una notte intera, l’importante è uscire uniti. Abbiamo la responsabilità di sconfiggere le destre e la premessa necessaria è l’unità delle forze progressiste». Elly spegne poi le tensioni sulla politica estera: «Anche su questo terreno su cui spesso ci raccontano divisi, sono molte le iniziative comuni». Dall’altra Conte mette fretta agli alleati: «È urgente mettersi attorno a un tavolo e definire il programma. Facendo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma». Resta il nodo primarie. Con un dettaglio la platea del Teatro Palladium appena sente quella parola si oppone con fermezza: «Non le vogliamo». E Conte che prova a recitare la parte del leader in pectore si rivolge ai presenti e li rassicura: «Ho proposto il terzo nome ma questa strada non è strada possibile. Le primarie si faranno e non saranno divisive»

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