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Il femminismo a intermittenza di Boldrini: il sessismo va bene solo se a sinistra

La deputata Pd ha diluito qualche parola contro le dichiarazioni di Silvestri in un pastone contro la premier, accusandola di usare le istanze femministe in modo opportunista

Il femminismo a intermittenza di Boldrini: il sessismo va bene solo se a sinistra
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E anche di fronte a un becero insulto sessista, Laura Boldrini non si smentisce. La deputata Pd, infatti, ha accusato la premier di utilizzare le istanze femministe "a proprio uso e consumo, strumentalizzandole" e come "un modo per attaccare gli avversari politici". Insomma, visto che l'attacco proveniva da un alleato e non da qualche fascista brutto e cattivo di destra, allora cade il principio di non schierarsi contro la vittima, in questo caso Meloni (che è brutta, cattiva, fascista e di destra).

Ennesima dimostrazione di doppiopesismo a cui ormai siamo abituati, ma che non per questo risulta meno dissonante. Perché sappiamo bene che, se la frase sulle ginocchiere del grillino Silvestri fosse stata pronunciata da qualcuno seduto ai banchi della maggioranza, la polemica sarebbe andata avanti per settimane e avremmo assistito alla solita minestra - ormai troppo riscaldata - di accuse di sessismo, patriarcato, cultura dello stupro, e chi più ne ha più ne metta.

Ma se l'obiettivo di affermazioni del genere è la premier, allora tutto è concesso. Ma soprattutto, si può diluirne la gravità in un pastone trito e ritrito, dove le cose che importano davvero sono come Meloni vuole essere chiamata - "Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di Fdi continuava a dire 'signor presidente' rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana", ha affermato Boldrini - e tutto l'elenco di battaglie di cui la sinistra si è fatta campionessa ma che, in dieci anni di governo, non ha portato avanti di un millimetro.

La deputata Pd ha parlato di "garanzia della parità salariale, dalla distribuzione del carico di cura dentro le famiglie, dal riconoscimento del sacrosanto principio del consenso nei rapporti sessuali, dal congedo genitoriale paritario, dall'educazione delle giovani generazioni al rispetto e all'uguaglianza e dello sradicamento degli stereotipi sessisti". Ecco, qualcuno forse dovrebbe fare proprio a lei e a tutto il campo largo larghissimo una lezione sul rispetto, l'uguaglianza e gli stereotipi sessisiti.

E poco importa che abbia definito "deprecabile" dire a una donna che "indossa le ginocchiere per rappresentare la subordinazione politica a un uomo", se poi queste parole sono solo una

manciata di gocce disseminate in quello che, a tutti gli effetti, è stato un altro attacco al governo e alla premier. Ma aspettarsi dalla sinistra una semplice condanna senza ammennicoli, evidentemente, è pretendere troppo.

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