Fini, l'illuso ct della destra senza nemmeno la squadra

Fini: "Sarò l'allenatore della nuova destra". Ma la squadra non c'è. Resterà il sogno di un ex "centravanti" mai andato in gol

Gianfranco Fini alla convention ''Partecipa''
Gianfranco Fini alla convention ''Partecipa''

L'ex per eccellenza si riaffaccia sull'imperturbabile mondo della politica. L'ex presidente della Camera Gianfranco Fini (al tempo fondatore di Alleanza Nazionale, confondatore nonché traditore del Pdl e, da ultimo, fondatore di Futuro e Libertà) annuncia il ritorno nell'agone politico. Starà a bordo campo: non più centravanti ma allenatore della "squadra della nuova destra". Ma la squadra con cui andare in gol? Non c'è mica. Aldilà del desolante video in cui un ingessato Fini veste i panni di un improbabile ct, eccolo arringare un centinaio scarso di curiosi accorsi al Palazzo dei Congressi di Roma.

Fini ci riprova, ancora una volta. Colleziona fischi e fiaschi. Dopo il clamoroso flop di Futuro e Libertà, nel vano tentativo di far fuori Silvio Berlusconi e il Pdl, s'inventa Partecipa, una sorta di associazione con l'obiettivo di coinvolgere la società civile per "l'Italia che vorresti" e per chiedere "la tua idea per la destra che non c’è". Slogan alla Fini, come ne abbiamo sentiti a bizzeffe quando i futuristi andavano di moda sui quotidiani progressisti. Il refrain suona grossomodo così: la destra non c’è perché è "troppo divisa", ci sono "troppe ripicche" ed fiaccata da "troppi personalismi". Se non si scuote, è l'avvertimento dell'ex politico che studia da allenatore, la destra "rischia di far governare per i prossimi vent'anni la sinistra per la totale assenza di competitori credibili come forze di governo". Ieri la minaccia Berlusconi, oggi lo spauracchio di Renzi. Stesso schema, stesso Fini - solo un tantino più sfiancato dagli ultimi fallimenti elettorali. D'altra parte il neo curriculum da allenatore deve fare i conti con le (scarsissime) prestazioni da centravanti, sempre a traino di un bomber come Giorgio Almirante prima e di un fuoriclasse come Berlusconi dopo. Quando ha dovuto correre da solo, con Italo Bocchino e Fabio Granata ad crossargli la palla, ha dovuto fare i conti con un'amarissima retrocessione.

Questa mattina, al Palazzo dei Congressi di Roma, c'era qualche centinaia di persone. Forse, anche meno. Pochi i volti noti della vecchia stagione politica: Nino Lo Presti, Antonio Bonfiglio, Claudio Barbaro, Giuseppe Consolo, Roberto Menia, Enzo Raisi. Il proposito di Fini è "guardare avanti", senza "sterili sfogatoi" o "psicanalisi collettiva". Del passato resta (perlomeno) la consapevolezza di "aver commesso degli errori". Non pochi, aggiungeremmo noi. Che oltre al tradimento dell'elettorato del Pdl ci torna in mente la figuraccia della casa di Montecarlo. Ma non bisogna infierire. Anche perché Fini non intende affatto pentirsi: "Il tempo è galantuomo e oggi dobbiamo cercare di ragionare rivolgendoci non tanto ai partiti di destra o di centrodestra presenti in parlamento ma ai tantissimi italiani disorientati e delusi per la condizione del centrodestra. Quegli italiani che hanno voltato le spalle al centrodestra: chi si è astenuti, chi ha votato Grillo, chi ha votato Renzi". E anche ai "delusi da Futuro e Libertà che ha avuto un risultato catastrofico". Un'azione politica con tempi lunghi, senza "cercare scorciatoie: non avrà alcun senso parlare di alleanze, bussare alle porte di questo o di quello. Siamo fuori dal Palazzo, perchè così hanno voluto gli elettori, e dobbiamo agire al di fuori dal Palazzo".

Con l'obiettivo di "ridefinire un’identità della destra", Fini si guarda bene dall'appropriarsi dello slogan renziano della "rottamazione" perché, dice, "non si butta alle ortiche una storia". Eppure Partecipa sembra un versione vorrei-ma-non-posso della Leopolda. "La destra deve alzare la bandiera del rinnovamento, di valori e principi ma anche di volti - scandisce l'ex presidente della Camera - la presunzione non è quella di tornare in campo, ma di allenare insieme ad altri una squadra che sia in grado di giocare e tornare a vincere". Il ct è pronto. Sta lì a bordo campo. Si chiama Gianfranco. E sogna di avere una squadra con cui tornare a giocare al pallone.

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