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Follia pro Pal: inni alla jihad e agli Houthi. Il 7 ottobre? “Una giornata di Resistenza”

In tutt’Italia manifestazioni antisemite con cori a favore di Hamas e dei terroristi. A Torino scontri con le forze dell’ordine. I fantocci di Trump e Netanyahu alle fiamme, il leader del centro sociale elogia Sinwar. A Roma lo striscione: “Facciamo come in Francia”

Manifestazione pro Palestina a Torino, 10 ottobre 2026. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

I sedicenti pro Pal nelle manifestazioni di ieri hanno mostrato il loro volto, una volta per tutte. Hanno elogiato apertamente Yaya Sinwar, la mente dell’attacco del 7 ottobre 2023 in cui a causa di un attentato terroristico commesso da Hamas, sono morti oltre 1200 israeliani. Eppure, il volto del centro sociale di Milano «CSA Vittoria», Elio Lupoli, ha inneggiato a chi quel pogrom lo ha progettato. E lo ha fatto, forse, ritenendo che quel gesto rimarrà impunito, come se l’articolo 414 del codice penale, relativo all’apologia di delitto, aggravata quando riguarda delitti di terrorismo, non esistesse. «Yaya Sinwar, mi inchino davanti a quel grande combattente», è l’esordio del discorso apologetico tenuto nel corteo indetto dall’associazione di Mohammad Hannoun, l’uomo in carcere dal 27 dicembre con altri tre suoi sodali in quanto ritenuto a capo della cupola di Hamas in Italia. Ma Milano ha regalato anche un altro momento antitetico rispetto al nostro ordine democratico: l’elogio degli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran e responsabile di numerosi attacchi contro Israele e il traffico marittimo internazionale. A ringraziarne l’operato e il fatto che abbiano bloccato lo Stretto, è stato Shukri Hroub, conosciuto anche come «Shosho», esponente dell’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) e responsabile della logistica della Freedom Flotilla Italia. Un personaggio che non è nuovo alle mobilitazioni filopalestinesi: come riportato nell’inchiesta del Washington Outsider firmata da Giovanni Giacalone, l’UDAP sarebbe nata da una scissione del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP) e rappresenterebbe una componente minoritaria dell’area socialista palestinese, attiva soprattutto nel Centro e nel Sud Italia. Lo stesso documento indica Hroub tra i principali dirigenti dell’organizzazione sul territorio italiano.

A Milano in testa al corteo c’era la Falastine, figlia di Raed Dawoud, in carcere anche lui da dicembre in quanto referente della filiale milanese della Abspp (l’associazione di Hannoun attraverso cui avrebbero raccolto oltre 18 milioni di euro con la scusa della beneficenza per poi veicolarli ai terroristi). Tutto questo mentre a Roma venivano sventolate le bandiere di Hezbollah e intonati canti per «Hamas» e per la «Jihad». L’apologia del 7 ottobre è stata il filo conduttore delle manifestazioni di ieri, come dimostra lo striscione srotolato in testa al corteo: «7 ottobre giornata della Resistenza». Ha preso la parola, come spesso avviene in queste manifestazioni, anche Maya Issa del Movimento degli studenti palestinesi, presente nel corteo di Roma, che ha ribadito come quello di ieri sia stato «il primo corteo che vuole riaccendere i riflettori sulla Palestina» a livello nazionale, dove sono state circa 50 le piazze animate dai pro Pal, ma anche internazionale. A Torino il corteo è iniziato con gli scontri innescati dagli antagonisti che hanno provato a sfondare il cordone di polizia per entrare in piazza Castello: ci sono stati calci e spinte nei confronti delle forze dell’ordine, fino a quando sono riusciti a passare per occupare l’iconica piazza cittadina e iniziare il corteo, aperto da due fantocci che raffiguravano il presidente Usa Trump e il premier israeliano Netanyahu e che poi, verso la fine del corteo, sono stati bruciati, «Il 7 ottobre è una giornata di resistenza globale», ha detto la leader di Askatasuna. Tra i cartelli esposti anche un’altra immagine di Netanyahu a testa in giù con scritto «Wanted». Tra gli striscioni merita una menzione quello esposto a Bologna: «Facciamo come in Francia - Respingiamo sionisti, fascisti e guerra». Un asse, quello con l’antagonismo estero, che si sta saldando in modo sempre più concreto.