Anche il 1° Maggio, Francesca Albanese sarà su un palco a catechizzare le masse sulla Palestina. Non dal palco di Roma ma da quello di Taranto e chi pensava che quella fosse la giornata dedicata ai lavoratori dovrà ricredersi, perché ormai da qualche anno ogni occasione come questa è buona per parlare di Palestina. È l’argomento principale di tutte le sinistra, nulla di nuovo ovviamente. Una scelta fatta, spiegano gli organizzatori, con “la certezza di dare lo spazio dovuto ad una delle voci più incisive di questo drammatico momento storico, Uno Maggio Taranto Libero e Pensante 2026 ha scelto e voluto con forza proporre al suo pubblico la voce di Francesca Albanese. Il concertone dal 2013 unisce musica, attivismo e denuncia sui temi del diritto alla salute e del lavoro. L’unica anticipazione al momento del cast degli artisti riguarda la presenza della band Si Boom Voilà”.
Il diritto alla salute e al lavoro in una città come Taranto sono fondamentali visti i problemi che la attanagliano da decenni. E ci sarebbe molto da dire e da parlare per sensibilizzare l’opinione pubblica: un palco come quello, che ogni anno richiama migliaia di giovani per assistere al concerto, è perfetto allo scopo. Per questo motivo appare fuori contesto la presenza di Albanese per parlare di Palestina. Poi, certo, si dirà che non bisogna guardare solo al proprio orticello, che bisogna ampliare le vedute: ma a quel punto si crea un evento incentrato sul tema specifico, lasciando ai lavoratori e ai problemi legati alla città un palco in esclusiva per parlarne.
Portando la propaganda dei pro Pal sul palco del Primo maggio tarantino, il rischio è proprio quello di isolare la città, trasformando un momento di unità locale in una tribuna schierata.
E questo come può essere un a una città che avrebbe bisogno di tutti i riflettori puntati addosso? Quando tutto diventa prioritario, nulla lo è più davvero: Taranto non ha bisogno di diventare l’ennesima cassa di risonanza dei pro Pal. Ha bisogno di restare una priorità nazionale, unita e trasversale, senza che i suoi problemi vengano strumentalizzati per alimentare narrazioni che poco hanno a che spartire con il destino dei suoi lavoratori.