Le frasi Sarà possibile solo adottando riforme strutturali

Le frasi Sarà possibile solo adottando  riforme  strutturali

RomaÈ un'attenzione quasi maniacale quella che Mario Draghi riserva alla crescita e all'occupazione in Italia e in Europa. Fino ad annunciare che la Banca centrale europea è pronta a nuovi tagli dei tassi d'interesse se necessario. «Siamo pronti ad agire se le condizioni lo richiederanno», dice il presidente della Bce mentre ritira la Laurea honoris causa in Scienze politiche dalla Luiss. Giovedì, Francoforte aveva già ridotto dello 0,25% i tassi, portandoli al minimo storico dello 0,50%.
E nella sua attenzione per la crescita e occupazione, il presidente della Bce è in piena sintonia con le priorità indicate dal governo di Enrico Letta. Draghi, però, si spinge un po' più avanti. Lamenta una «difficoltà di accesso al credito» da parte delle imprese. Addirittura, offre alla platea un sillogismo fatto di banche/piccole e medie imprese/occupazione. Nella sostanza, il quadro offerto è il seguente: le banche frenano l'accesso al credito alle piccole e medie imprese, e queste - «che assorbono l'85% dell'occupazione» - entrano in crisi. Eppure, sottolinea, la Banca centrale sta facendo di tutto per non far mancare la liquidità alle banche. Ma - ricorda - come la Bce «non può sussidiare i governi comprando titoli pubblici, così non può sussidiare gli azionisti delle banche, evitando la pulizia dei loro bilanci con le necessarie ricapitalizzazioni». E confessa: «poco può fare direttamente (la Bce) per ridurre l'avversione al rischio che frena i prestiti bancari». Soprattutto alle Pmi; e ritorna il sillogismo di prima: scarso credito alle imprese, aziende in sofferenza, aumento della disoccupazione. Il presidente della Bce lancia l'allarme sulla disoccupazione, specie giovanile: ha raggiunto livelli che «rischiano di innescare forme di protesta estreme e distruttive». E propone la creazione di un «mercato unico del lavoro», davanti al neoministro del Lavoro, Enrico Giovannini, seduto in prima fila.
La Lectio magistralis alla Luiss offre a Draghi l'opportunità di smentire due tabù che circolano in Europa. Il primo è sulla presunta perdita di sovranità, lamentata da qualche Paese. A incrinarla - spiega - non sono gli strumenti europei introdotti sul bilancio: «la sovranità nazionale si è indebolita con la globalizzazione e con le dimensione del debito pubblico». Il secondo riguarda le spinte ad allentare i vincoli di bilancio, come se da questi dipendesse la crescita. «Le politiche di bilancio - sottolinea - devono essere mantenute su sentieri di sostenibilità, al di là delle oscillazioni cicliche. Senza questo presupposto non vi è crescita duratura possibile». Il presidente della Bce arriva anche a ipotizzare scenari gravi per quel Paese che esce dal percorso virtuoso. «La mancanza di credibilità della finanza pubblica si traduce rapidamente in separazione delle banche di quel Paese dal resto del mercato finanziario dell'euro ed in mancanza di credito per il settore privato di quel Paese: è l'esperienza che stiamo vivendo».
Invertire la rotta è possibile, dice Draghi. E la strada sono le riforme strutturali: un mantra del presidente della Bce da quando era governatore della Banca d'Italia. Con una variante. Nella sua Lectio, non si limita a indicare «quali» possono essere le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Chiede quasi un cambio di mentalità collettiva. Occorre - dice - «sentirsi parte della Nazione e cointeressati alle sue sorti economiche aumenta la coesione sociale ed incentiva comportamenti economici individuali che conducono, nell'aggregato, al successo economico della collettività». Nella sostanza, chiede riforme strutturali- anche fiscali - che, riducendo le rendite di posizione, possano far aumentare il tasso di condivisione nazionale. Per Draghi, unica chiave per la crescita.

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