Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, è da sempre in prima linea contro l’islamizzazione, per contrastarne l’avanzata anche attraverso il cosiddetto «tribunale» della Sharia.
Quali sono i rischi concreti per l’ordinamento italiano di fronte all’introduzione di un organo decisionale basato sulla Sharia?
Ripudio delle mogli, spose bambine, poligamia. Tutto questo legalizzato e normalizzato. Un ordinamento giuridico e sociale parallelo a quello italiano, alle nostre leggi e alla nostra Costituzione, con una giustizia alternativa basata sulla Sharia, che pretende di sostituirsi alle nostre leggi in tutto il Paese, fino a creare uno Stato nello Stato. Il loro obiettivo è farci perdere il controllo del nostro Paese, fino a scalzarci via.
Perché secondo lei è una minaccia allo Stato di diritto?
È un’aggressione al nostro Stato di diritto, che vogliono far diventare uno Stato islamico. L’avvocato Vanin, nel regolamento di questo tribunale islamico, scrive che giudicherà le controversie secondo i principi inviolabili della Sharia e che il diritto italiano si applica solo nei casi non disciplinati dalla Sharia. Un totale capovolgimento della realtà, illegale e incostituzionale. È inaccettabile che possa continuare a esercitare la professione in Italia e addirittura insegnare in un’università pubblica e per questo ho chiesto la sua radiazione. La Procura ora ci dovrà dire se esiste ancora l’obbligo di rispettare le leggi italiane oppure no. Quel tribunale va chiuso, ne va della nostra dignità e del futuro del nostro Paese.
C’è il rischio che la presunta “libera adesione” nasconda in realtà una pressione sociale e comunitaria verso i soggetti più vulnerabili?
Nelle moschee e nelle scuole coraniche avviene l’indottrinamento. Si insegna che deve essere applicata la Sharia, altrimenti si viene epurati, cacciati e persino minacciati di morte dalla comunità. Per non parlare delle donne, che in queste realtà non hanno voce in capitolo: isolate, imbavagliate, private del diritto di far sentire la propria voce e, con questi tribunali, rischiano di non poter neanche accedere alla giustizia italiana. Per questo le donne non conoscono l’italiano e subiscono matrimoni combinati, poligamia e ripudi, senza mai riuscire a liberarsi da una gabbia islamica fatta di imposizioni sociali e regole coraniche. Una prigionia che può durare tutta la vita, senza libertà di scegliere, di ribellarsi e persino di chiedere giustizia.
A chi sostiene che la Sharia sia solo un insieme di precetti etico-religiosi individuali, cosa risponde da legislatrice europea che da anni analizza i processi di integrazione?
Nell’Islam diritto e religione sono saldati e il testo sacro coincide con quello delle norme civili. La Sharia detta le regole che devono seguire, ovunque si trovino, ed è proprio questo il cancro che si nasconde nell’islamismo. Chi segue la Sharia al posto delle leggi dello Stato non si integrerà mai, ma le sostituirà alle regole del Paese in cui vive. Questo è l’islam politico, questa è la strategia dei Fratelli Musulmani, che, finalmente, abbiamo messo la bando in Ue. Mirano alla sovversione del nostro ordinamento e questo si chiama terrorismo, finalmente l’Europa, grazie a noi, l’ha riconosciuto e ora potremo prendere provvedimenti.
Avete riscontrato contatti o supporto dai soggetti che hanno promosso questo ‘Tribunale’ e le reti nazionali o europee vicine alla Fratellanza?
Non pensiate che quello di Padova sia un caso isolato. In Europa, soprattutto in alcuni Paesi molto più compromessi del nostro, la Fratellanza Musulmana ha già costruito reti di influenza e operano organismi che gestiscono controversie secondo la Sharia. Ci sono persino organizzazioni legate alla rete della Fratellanza, come l’ECFR, storicamente collegato al CEM, che promuovono arbitrati islamici. È tutto parte di un grande disegno della Fratellanza Musulmana che, se uniamo i puntini, appare chiarissimo: cancellare le nostre leggi e il nostro ordinamento e alla fine, umiliarci e sostituirci.
