In Giunta verdetto già scritto, ira Pdl

In Giunta verdetto già scritto, il centrodestra abbandona i lavori per protesta. Sarà Stefàno (Sel) il nuovo relatore

In Giunta verdetto già scritto, ira Pdl

Tre voti, per il destino politico di Silvio Berlusconi. E l'ultimo, nella Giunta per le immunità di Palazzo Madama, dice sì alla decadenza da senatore del leader Pdl. Meglio, no alla conferma proposta dal relatore Andrea Augello (Pdl).

La legge Severino fa la sua prima vittima: ha la maggioranza, con 15 voti, il fronte Pd, M5S, Sc, Sel, con il socialista Enrico Buemi, favorevole però ai due ricorsi alla Consulta e alla Corte di Lussemburgo. Gli altri ne avrebbero 8, ma i senatori Pdl, Lega e Gal dopo il voto sulle pregiudiziali, respinte 14 a 9, escono per protesta prima dell'ultimo. La seduta viene brevemente sospesa.

Del centrodestra nell'aula c'è solo Augello, quando la sua relazione viene bocciata. Un escamotage che consentirà lo svolgimento della seduta pubblica in cui Berlusconi con i suoi legali potrà difendersi. Il nuovo relatore è il presidente Dario Stefàno (Sel), «rammaricato» per la scelta del Pdl. Sarà lui, tra 10 giorni, a chiedere che il Cavaliere perda il suo seggio al Senato, per la condanna a 4 anni per frode fiscale. A Berlusconi probabilmente già oggi verrà comunicato che inizia la fase della «contestazione». E, a fine settembre, la seduta pubblica. Solo allora si arriverà al voto finale, in camera di consiglio. E quella proposta dovrà essere ancora votata dall'assemblea del Senato.

La mattina i 23 senatori decidono che, su richiesta, la Giunta si pronuncerà sia sulla decadenza del leader del Pdl, sia sui ricorsi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia Ue. Ma sul voto multiplo c'è scontro a Sant'Ivo alla Sapienza e Lucio Malan (Pdl), a un certo punto, abbandona i lavori. Alla fine, rimane in minoranza chi voleva una sola votazione.

Il presidente del Senato Pietro Grasso getta acqua sul fuoco, spiegando che il voto in Giunta «è solo interlocutorio» e «non certamente decisivo».
La tensione è però alle stelle e in una riunione con il capogruppo Renato Schifani i senatori Pdl valutano se lasciare la Giunta prima del voto finale. La seduta si apre alle 20,30 e iniziano le dichiarazioni di voto: 10 minuti per ognuno degli 8 gruppi. La legge Severino non è incostituzionale, dice il capogruppo Pd Giuseppe Cucca: «Il no alla convalida dell'elezione è l'unico voto possibile». Troppa fretta in Giunta? «Nessuna accelerazione. Abbiamo stabilito tempi molto morbidi», replica Stefania Pezzopane (Pd). Entrando, Elisabetta Casellati(Pdl)accusa: «Dal Pd verrà un voto pregiudiziale perché il clima non è buono». E, dopo l'uscita dalla Giunta, Lucio Malan parla di «ostilità» precostituita del Pd. Il capogruppo Pdl Nico D'Ascola denuncia «atteggiamenti poco compatibili con la struttura del giudizio».

Nella replica agli interventi dei giorni scorsi Augello in mattinata porta «la prova inoppugnabile» dell'incostituzionalità della legge Severino. La quarta, dopo quelle della relazione. Cita un dossier del Servizio Studi della Camera del 22 settembre 2011 che dice: si deve «specificare che l'ipotesi di decadenza di diritto non riguarda le cariche di deputato e senatore», perché l'articolo 66 dice «espressamente che ogni Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità».

Per il deputato Pdl Antonio Leone «la giunta deve accertare se per Berlusconi ci sia stato fumus persecutionis da parte della magistratura». E «lo strano tempismo» della Cassazione sul Lodo Mondadori dice che il verdetto era «già scritto»

Il capogruppo M5S Nicola Morra chiede di convocare in tempi brevi la giunta del regolamento per decidere di abolire il voto segreto nell'aula del Senato. E si ricorda che se Berlusconi fosse deputato alla Camera lo scrutinio sarebbe palese. C'è poi il ricorso di due avvocati per la nullità della condanna di Berlusconi, ma anche per Augello non peserà sulla Giunta. Fuori dalla Giunta L'Idv con un sit-in chiede la decadenza di Berlusconi. E il «popolo viola» protesta contro qualsiasi lodo. Sotto casa di Berlusconi i fans sventolano le bandiere di Fi.

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