Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:00
Interni

Gli anarchici italiani chiamano i francesi. Da Torino a Bologna nuovo sabato d’odio

Askatasuna in testa al corteo. E il 12 preparano un “secondo atto rivoluzionario”

Contrordine compagni. La svolta della sinistra torinese: insegue la destra e organizza “passeggiate” per la sicurezza

Torna la paura delle piazze violente. A poche settimane dagli scontri che il 17 e 18 ottobre hanno trasformato diverse città italiane in teatro di guerriglia urbana, la rete che aveva lanciato le mobilitazioni torna a chiamare i manifestanti in strada. E per oggi si riaccende l’allerta per l’ordine pubblico, con gli occhi puntati soprattutto su Torino e Bologna, dove la presenza delle frange antagoniste potrebbe contribuire ad alzare la tensione. Il quadro, però, presenta alcune differenze rispetto alle precedenti mobilitazioni: la propaganda sui social e la diffusione degli appelli sono decisamente più contenute rispetto a quella che ha anticipato le manifestazioni di metà ottobre. A preoccupare, quindi, non è soltanto la capacità di portare migliaia di persone in piazza, quanto il rischio che gruppi organizzati dell’area antagonista possano approfittare dei cortei per cercare nuovamente lo scontro con le forze dell’ordine. Sullo sfondo riaffiora anche il possibile collegamento con l’asse

francese, già emerso come riferimento nelle precedenti mobilitazioni in vista di un altro giorno caldo, il 12 novembre, in cui le sigle scenderanno nuovamente in piazza per quello che definiscono «il secondo atto della rivolta».

A Bologna, una delle città maggiormente attenzionate, la sigla Bologna in piazza (parte della grande rete Italia in piazza) fa comprendere le proprie intenzioni: «Non vogliamo la violenza ma non la condanniamo», dice Samanta Uswatta, una delle portavoce del movimento, che ha rivendicato la legittimità della rabbia sociale. A Bologna attualmente è la città che cerca con maggiore insistenza l’asse con la Francia, che spinge sul creare un link tra le mobilitazioni di piazza locali e quelle francesi che, per settimane, hanno messo a ferro e fuoco le città d’Oltralpe.

A Torino l’appuntamento è fissato alle 15 in piazza Castello, nell’ambito della protesta nazionale contro il riarmo, il carovita e le politiche del governo. Nel frattempo oggi è stato contestato il ministro Anna Maria Bernini e non sono mancati gli scontri quando i soliti gruppi hanno provato a rompere lo sbarramento di sicurezza per raggiungerla, venendo bloccati dalle forze dell’ordine e accusando, quindi, il governo di attuare la «repressione del dissenso». A rilanciare la manifestazione di oggi al grido «di nuovo in piazza» c’è anche il centro sociale Askatasuna. Quando si muove questa sigla, solitamente, a Torino seguono anche i gruppi anarchici e con loro tutte le realtà satellite, compresi i gruppi di immigrati di seconda generazione, con i quali stanno costruendo da tempo una saldatura piuttosto importante. La Prefettura ha già adottato misure preventive, vietando nelle aree interessate dal corteo il possesso ingiustificato di oggetti utilizzabili per nascondere il volto, oltre a materiali potenzialmente impiegabili negli scontri. Nella stessa giornata spunta però anche un presidio antimilitarista della Federazione anarchica torinese. Altre manifestazioni sono annunciate a Genova, Cremona e Ancona.

Commenti