“Dopo la condanna ho saputo del mio processo”. Ilaria Salis sceglie Repubblica per raccontare la sua versione dei fatti a proposito della condanna a 300 mila euro di risarcimento a due collaboratori licenziati senza giusta causa. L’europarlamentare di Avs ha affermato che la sentenza “non è entrata nel merito” e “non ha accertato che non ci fosse la giusta causa”: “Tocca al datore di lavoro, in questi casi, presentare le prove. E le prove ci sono, ma io non ho potuto portarle: ero assente perché di quel procedimento e delle udienze non sapevo nulla”.
Ma questo come è possibile? La Salis giustifica così: “Nelle cause civili sono le controparti a dover notificare l’avvio del procedimento. Loro hanno scelto di farlo al mio indirizzo di residenza in Italia, ma io spesso sono fuori”. L’attivista di estrema sinistra ha precisato di aver controllato la cassetta della posta, ma di non aver trovato nulla: “Quando l’ufficiale giudiziario è passato non ero in casa e dopo quel tentativo non ce ne sono stati altri”. “Avrebbero potuto mandarmi una pec o contattarmi tramite i canali istituzionali, invece hanno usato la procedura per gli irreperibili svolgendo il processo in contumacia. Ma io sono un’europarlamentare, è un po’ difficile che sia irreperibile…”, ha aggiunto la Salis.
Ma non è tutto. L’esponente di Avs ha rimarcato di aver saputo del procedimento solo due mesi dopo la sentenza, notificata il 4 maggio. In quel caso la notifica è arrivata: “L’hanno mandata alla stessa residenza, ma l’ufficiale giudiziario ha lasciato un avviso e sono andata a ritirarla”. Ma la vicenda non s’è chiusa. La Salis annuncia ricorso: “Abbiamo preparato più di cento pagine per ricostruire in modo completo quel che non ho potuto dire in primo grado. La Corte d’appello ha sospeso l’efficacia della sentenza che altrimenti era immediatamente esecutiva. Dopo l’estate ci sarà l’udienza”.
L’ex maestra lombarda è sicura che sarà fatta chiarezza, che riuscirà a dimostrare che non s’è trattato di un recesso improvviso o immotivato. “Li conoscevo da molto, avevano seguito da vicino e per primi la mia vicenda in carcere a Budapest. Ma col tempo quel legame si è logorato fino a spezzarsi. Pensavo non avessero secondi fini e invece ho sempre più avuto l’impressione che volessero far pesare il loro ruolo per influenzare le mie decisioni”, la ricostruzione della Salis, che parla apertamente di “gravi inadempienze nel lavoro” e sottolinea di aver anche proposto di trovare una soluzione: “Mi hanno risposto che c’erano due strade: continuare così o andare in tribunale”. L’europarlamentare conferma poi di aver provato a trovare un accordo, ma “ma a gennaio 2025 mi hanno detto che non erano possibili conciliazioni, che avrebbero contattato la stampa per rovinare la mia reputazione. Mi sono assicurata che non restassero senza sostentamento e ho chiuso”.
Non manca l’attacco alla destra, rea di aver chiesto le sue dimissioni. “È una polemica meschina e strumentale”, il j’accuse della pupilla di Fratoianni e Bonelli: “Non credo siano diventati da un giorno all’altro sensibili ai diritti dei lavoratori. Da parte mia non ci sarà alcuna tolleranza verso mistificazioni di una vicenda usata stravolgendo la realtà e riportando informazioni parziali solo per diffamarmi”.
