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I consorzi di bonifica: "Altro che enti inutili, senza di noi mezza Italia a mollo"

Gargano, presidente dell’Anbi, risponde alle polemiche giornalistiche: "Siamo noi che facciamo manutenzione del territorio lottando contro il dissesto idrogeologico, noi che garantiamo l’irrigazione senza la quale non ci sarebbe il made in Italy agroalimentare. E tutto questo senza gravare sulle finanze pubbliche"

I consorzi di bonifica: "Altro che enti inutili, senza di noi mezza Italia a mollo"

Senza di loro mezza Italia sarebbe a mollo. Eppure si ritrovano sempre in cima alla lista degli enti inutili, dipinti come amene accolite di nullafacenti che al massimo ammazzano le zanzare. Sono i consorzi di bonifica, persone giuridiche pubbliche a struttura associativa e di autogoverno che svolgono una fondamentale azione per la difesa del suolo, la regolazione delle acque, l’irrigazione e la salvaguardia ambientale. «Ma queste cose bisogna saperle - dice Massimo Gargano, presidente dell’Anbi, l’associazione nazionale bonifiche e irrigazione -. Del resto, lo ha detto anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco».

Che cosa ha detto Visco?

«Ha detto che per rilanciare l’Italia e attrarre investimenti dall’estero serve un progetto di manutenzione immobiliare dell’Italia e una terapia contro il dissesto idrogeologico. Quello che facciamo noi».

Quindi altro che enti inutili...

«Allora: noi gestiamo 19 milioni di ettari di territorio, 13 in collina e 6 in pianura. Assicuriamo la veicolazione idraulica del terreno, gestendo 200mila chilometri di canali naturali o artificiali. Con oltre mille impianti di sollevamento delle acque garantiamo l’irrigazione fondamentale per la nostra agricoltura. Lo sa che l’84 per cento del made in Italy agroalimentare è prodotto su terreni irrigui? E poi impediamo con 800 idrovore che molti territori vadano sott’acqua. Lo sa che anche l’aeroporto Leonardo da Vinci, il più grande d’Italia, se si fermassero le nostre idrovore andrebbe sotto? Inoltre produciamo energia attraverso impianti idroelettrici e fotovoltaico».

Va bene, va bene. Forse però qualche spreco di denaro pubblico c’è...

«Ma noi non pesiamo sulla finanza pubblica. Noi siamo dei consorzi che vivono dei contributi dei consorziati e con soldi privati svolgiamo un’opera fondamentale di argine a quella cementificazione del terreno che il minsitro Catania ha definito “follia collettiva”».

E allora, chi vi vuole male?

«Le posso dire chi ci vuole bene. I comuni, per bocca dell’Anci, e le Regioni, riconoscono la nostra azione. E loro sono il front-office dei cittadini. E anche la protezione civile, le autorità di bacino, le associazioni ambientaliste mai hanno criticato il nostro ruolo e le nostre funzioni».

Rifaccio la domanda: chi vi vuole male?

«Da un lato c’è una scarsa conoscenza. Si parla di molti enti che si occupano di acque e si citano le autorità di bacino e gli Ato, ma loro non c’entrano nulla con la manutenzione del territorio. Dall’altro c’è la doppia morale di chi si straccia le vesti ogni volta che l’usura del territorio provoca morti e siccità ma poi non fa nulla perché questo non accada. Noi ogni febbraio presentiamo un piano di interventi straordinari sul territorio per la riduzione del rischio idrogeologico già cantierabili che oltre tutto creerebbero 45mila posti di lavoro. Ma nessuno ne tiene mai conto».

Quanti sono gli enti di bonifica in Italia?

«Molti, ognuno corrispondente a un bacino idrografico. Ma nel 2008 ci siamo ristrutturati riducendone il numero. In Veneto, per dire, erano in 21 e sono rimasti in 10.

E a livello nazionale siamo passati da 198 a 134».

Meno è più...

«I nostri enti sono straordinariamente moderni e attuali. Se il territorio fosse un’auto, noi saremmo i meccanici che cambiano l’olio e la cinghia di trasmissione ogni tot chilometri. Altro che inutili».

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