I nostri imprenditori pagano più 5.000 euro l'anno. I cinesi nulla

Prendiamo un'impresa tessile italiana, soggetta ai controlli dei vigili del fuoco, della finanza e dell'Inail, con 10 dipendenti. Diciamo una concorrente della ditta cinese bruciata domenica a Prato, un'azienda delle stesse dimensioni che rispetta le norme sulla sicurezza. Essere in regola costa circa cinquemila euro ogni anno più altri 156mila per adeguare strutture e impianti. È il prezzo della vita dei lavoratori. Sono somme che i cinesi non sborsano, mentre gli italiani subiscono molti più controlli e maggiori sanzioni.
La cifra è stata calcolata per il Giornale da Confartigianato Marca Trevigiana, una delle rappresentanze più attive di artigiani e piccoli imprenditori. La spesa più grossa è quella strutturale, che comprende il progetto e la realizzazione dell'impianto idrico antincendio con relative verifiche e collaudi; e poi i controlli statici di pilastri e travi, i comparti e le barriere tagliafuoco, gli estintori, i cartelli, le esercitazioni annuali. Questa spesa, da ammortizzare negli anni, vale circa 156mila euro.
A questo vanno aggiunte le spese che le aziende devono sostenere anno per anno. L'elenco è lunghissimo. Bisogna verificare l'impianto di messa a terra (350 euro) e fare la manutenzione annuale delle caldaie (200), dei carrelli elevatori (300) e degli estintori assieme alle planimetrie del capannone con il piano di emergenza (380).
Sono necessari numerosi documenti di valutazione dei rischi: un documento generale (400 euro) e altri specifici sul rischio di incendio (180), di esposizione ad agenti chimici (250), al rumore (250), alle vibrazioni meccaniche (250), allo stress lavoro-correlato (160). I corsi di formazione per i responsabili del servizio di prevenzione e protezione costano 600 euro più altre 500 per il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Occorre formare anche un certo numero di dipendenti per le attività di primo soccorso e il servizio antincendio. A ciò si aggiunge il corso di formazione obbligatorio per tutti i dipendenti (che costa 200 euro ciascuno). Un ulteriore corso tocca a chi deve movimentare merci con il carrello elevatore (220 euro a testa).
Fin qui le spese per la formazione del personale. Poi vengono i costi per dotare i lavoratori di dispositivi di protezione individuale: scarpe antinfortunistiche, guanti, caschi, imbragature, cuffie antirumore. Aggiungiamo la sorveglianza sanitaria e il sopralluogo annuale del medico competente. Alla fine fanno circa cinquemila euro ogni anno per garantire la salute e la sicurezza di chi lavora in un'azienda tessile o delle confezioni. Sono cifre che non variano molto cambiando settore di attività. Una ditta di elettricisti con 18 dipendenti del Nord Italia (di cui 4 impiegati) spende 1.100 euro per la verifica periodica della piattaforma aerea, 1.050 per la dotazione di sicurezza individuale, 800 per la formazione obbligatoria, 300 per la manutenzione o la sostituzione degli estintori. Gli esami sanitari annuali costano complessivamente 1.200 euro per due mezze giornate di un medico del lavoro. Naturalmente tutti i macchinari e il materiale di consumo sono a norma Cee, e il relativo costo è parecchio superiore a quello di un qualsiasi utensile made in China.
«Le nostre aziende sono controllatissime - dice il direttore dell'Unione industriali di Prato, Marcello Gozzi -. La cultura della sicurezza è radicata. Assieme alla provincia e ai sindacati, 15 anni fa abbiamo aperto il sito internet www.sicurfad.it dedicato alla sicurezza negli ambienti di lavoro e una parte è anche tradotta in cinese. Qui non ci sono soltanto laboratori abusivi, ma ancora tanti imprenditori italiani che resistono, combattendo con il fisco, i controlli e la concorrenza sleale».

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