I poliziotti ora dicono basta: siamo stufi di prenderle

Dopo gli scontri con gli antagonisti a Roma, il Sap chiede ai magistrati di andare in piazza con loro

I poliziotti ora dicono basta: siamo stufi di prenderle

Roma - Magistrati a fianco dei poliziotti per legge nel corso delle manifestazioni a rischio, in modo da procedere immediatamente la convalida degli arresti. È la proposta del Sap, un sindacato di polizia, dopo il sabato di follia dei «blu bloc» nella capitale. «A Roma - denuncia Gianni Tonelli, presidente del Sap - si è consumata l'ennesima mattanza e le forze di polizia hanno pagato un nuovo, pesante tributo con molti feriti. Ormai nelle nostra piazze e negli stadi vi sono soggetti che in maniera sistematica commettono attività eversiva e violenze». Persone che, come ricorda Tonelli, «fanno della guerriglia una professione». E si avvalgono dell'impunità garantita di fatto dalla lentezza della giustizia, visto che spesso i processi a loro carico finiscono in prescrizione. Da qui l'idea di uno strumento ad hoc. «Al governo - dice Tonelli - chiediamo un disegno di legge per cambiare finalmente le regole in materia di ordine pubblico e durante le manifestazioni, prevedendo la presenza obbligatoria di un magistrato al fianco delle forze di polizia per giudicare subito i fatti che costituiscono reato. Solo così potremmo davvero garantire la certezza della pena e svolgere al meglio il nostro compito per la sicurezza dei cittadini». La presenza dei magistrati a fianco delle forze dell'ordine durante gli scontri non servirebbe, secondo il sindacato di polizia, solo a dare maggiori garanzie ai poliziotti, ma offrirebbe un vantaggio per i cittadini, che saprebbero di poter contare su soggetti terzi e garanti sulla scena di eventi in cui democrazia e libertà sono sempre in bilico.

L'idea del Sap non è campata per aria ma si ispira a quanto avviene da qualche tempo in Val di Susa, dove i due pubblici ministeri in prima linea contro le violenze dei No Tav, Antonio Rinaudo e Andrea Padalino, spesso affiancano fisicamente i poliziotti in occasione delle manifestazioni a più alta tensione. «Stanno con gli agenti dietro le reti - spiega Tonelli - e quando vedono un manifestante compiere qualche reato ne convalidano subito l'arresto, in modo che venga processato per direttissima. Altrimenti la denuncia a piede libero prelude spesso a un nulla di fatto, dati i tempi biblici della giustizia». Nel caso della Val di Susa si tratta semplicemente della buona volontà di due magistrati coraggiosi, che peraltro pagano un conto pesante a questo modo di intendere in prima linea il proprio mestiere: qualche giorno fa l'autista di Rinaudo è stato aggredito e malmenato da tre personaggi coperti dai cappucci (il coraggio, si sa, non appartiene a tutti) sotto casa, in pieno centro a Torino. «Servo dei servi dei servi», avrebbero gridato i vigliacchi aggressori al malcapitato, dando quindi una chiara matrice politica a un gesto altrimenti inspiegabile. Naturalmente che i picchiatori dell'autista provengano dalla galassia antagonista è al momento solo un'ipotesi investigativa, ma accreditata dalle prime indagini e soprattutto dal buon senso. E anche dalla frase pronunciata ieri a Radio Black Out che suona quasi come una rivendicazione: «Caro ex carabiniere, se si frequentano certe persone quelli sono i rischi che si corrono». Anche Padalino in passato è stato oggetto di minacce e intimidazioni.

Sabato a Roma ci sono stati cinque arresti: tra essi ci sarebbero personaggi già noti alle forze dell'ordine per «precedenti reati di piazza», mentre altri sono descritti come più lontani dalle «strutture di movimento». Si attende la data dell'interrogatorio di garanzia o del processo per direttissima. Il gruppo di manifestanti che ha trascorso la domenica a Porta Pia, in un accampamento che ricorda quello dell'«Occupy Porta Pia» dell'ottobre scorso e che ieri ha inscenato un'assemblea pubblica per stabilire gli strumenti con cui proseguire la protesta, ha dichiarato che non lascerà la piazza fin quando non avranno notizie degli attivisti fermati. E in agenda sono prossimi altri appuntamenti ad altissimo rischio: a Torino il prossimo 10 maggio è in calendario una maxi manifestazione; e il 22 parte il processo, contro i quattro No Tav arrestati per terrorismo.

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