Stacchiamo la spina a questo governo provvisorio

I primi a non credere nell'esecutivo sono proprio i rappresentanti del Pd

Caro direttore, indipendentemente da ciò che il presidente Silvio Berlusconi deciderà sul proprio futuro e di conseguenza sul futuro del centrodestra in Italia, desidero consegnare ai lettori de il Giornale le seguenti riflessioni, che vogliono essere il più possibile obiettive. Esse possono servire, se correttamente intese, almeno a una presa di coscienza della drammatica situazione in cui ci troviamo.

In primo luogo, emerge ormai chiaramente che l'attuale governo è considerato da tutti, innanzitutto dal Pd, come un governo transitorio. Lo stesso premier Enrico Letta si è acconciato a questo ruolo transitorio in vista di un incarico che avrebbe in un eventuale e prossimo governo di sinistra, al quale vanno le proprie simpatie, come lui stesso ha dichiarato con poco rispetto del ruolo che attualmente ricopre. Attualmente la linea del Pd è la risultante di una logica strettamente democristiana, spartitoria e opportunista, e di una mentalità derivante dalla storia comunista, incline a perseguire l'unico fine considerato nobile e legittimo: quello della conquista e del mantenimento del potere.

Oggi che questo obiettivo è finalmente alla portata di mano, potendo approfittare di una sentenza allucinante per sbarazzarsi del proprio avversario politico, hanno perso letteralmente la testa, non capiscono più niente. Quando la sinistra assapora il potere, non ascolta più nessuna ragione e non rispetta alcun principio di prudenza. Il connubio fra la cultura democristiana, meglio dorotea, e quella comunista, ha partorito e partorirà il candidato della sinistra più adatto alle attuali circostanze: quel Matteo Renzi che sembra assicurare oggi una probabile vittoria, specialmente se, come nel 1992, ogni altro avversario è messo fuori gioco dal braccio armato della magistratura politicizzata.
Quello che è certo è che con questa sinistra l'Italia non cambierà affatto, anzi il declino economico, politico e civile continuerà fino in fondo, senza che nessuno potrà porvi riparo. Dunque, se la mia analisi è corretta, il governo Letta è un governo transitorio, un governo provvisorio. Il Pd ha revocato fin dal primo momento ogni valore politico a un governo di coalizione, non ha mai creduto alla necessità di una pacificazione fra le due maggiori forze politiche per dare vita finalmente a un Paese normale.

Chi ha creduto di più a questa prospettiva - come è noto - è stato il presidente Silvio Berlusconi. Ma, come dimostra il gesto compiuto da Bettino Craxi quando generosamente favorì l'ingresso nell'internazionale socialista del vecchio Pci, e in cambio ricevette l'esilio, non bisogna mai, mai fidarsi della sinistra italiana. Purtroppo, non tutti hanno compreso che la sinistra italiana non è una sinistra democratica, ma è un qualcosa di indefinibile, di incomprensibile in Europa, perché è qualcosa che ha a che fare con il peggio del comunismo e con il peggio della tradizione italica che non è mai evoluta verso l'Occidente liberale e anglosassone.

La mia domanda è perciò la seguente: se è vero che l'attuale governo viene considerato un governo temporaneo, primariamente dal Pd, ha davvero un senso per il Pdl sostenere questo governo, anche solo considerando le conseguenze negative che avrebbe sull'economia una fase di instabilità e di incertezza politica? La mia opinione è no, assolutamente no. In primo luogo perché un governo provvisorio è un governo la cui funzione è già esaurita. Da un governo provvisorio non ci si può aspettare nulla di davvero importante, soprattutto per quanto riguarda le misure che sarebbero necessarie per superare la crisi economica.
Io penso che il capo dello Stato piuttosto che affannarsi in tutti i modi - a volte comprensibilmente - a tenere in piedi un così fragile e provvisorio equilibrio di governo, dovrebbe più saggiamente prendere atto di una situazione che produce solo paralisi e mancanza di decisioni all'altezza delle tremende sfide che solo un governo coeso e legittimato dal popolo potrebbe assumere.

L'esperienza del governo Monti dovrebbe insegnare anche a Napolitano che, al di là delle sue stesse intenzioni, il bilancio e il risultato finale è stato purtroppo molto negativo e fallimentare per le sorti della nostra economia.
Dobbiamo capire che non esiste un succedaneo alla volontà democratica. Anzi che non si deve temere dell'intelligenza degli italiani. Meglio una scelta chiara degli italiani che una volontà calata dall'alto, per quanto considerata illuminata e previdente. Questo punto di vista è anche il frutto di una cultura nazionale, che ha unito Dc e Pci nel compromesso storico, che tende a svalutare e a non avere fiducia nelle virtù del popolo italiano.

Sandro Bondi
Coordinatore nazionale del Popolo della libertà