Ora Letta si sente stretto nella tenaglia Renzi-Cav

I renziani lavorano all'accordo con Forza Italia per un blitz sulla legge elettorale

Ora Letta si sente stretto nella tenaglia Renzi-Cav

Roma - Il governo è mio ma non lo gestisco io. Dovrebbe essere lui a guidare il carro e gli altri dietro a spingere. Invece i cambiamenti interni alla maggioranza e il risultato delle primarie hanno invertito le posizioni. E hanno costretto Enrico Letta a mettersi dietro il carro di Matteo Renzi. D'altra parte lo stesso sindaco di Firenze si diverte da tempo a ripetere la sua frase-mantra: «Sul carro del vincitore non si sale, si spinge». Un monito coniato per tenere fede alla sua immagine di rottamatore immune alle lusinghe e ai voltafaccia della politica. Naturalmente che Renzi riesca davvero a trasfondere la sua carica al Parlamento e al governo e a uscire dal pantano senza sporcarsi è tutto da verificare. Ma di certo, allo stato dell'arte, è lui che ha in mano il mazzo e spetta a lui distribuire le carte. L'investitura popolare è chiara. È lui l'uomo solo al comando del Pd. E Letta in questa fase è costretto a vivere di riflesso, a occupare di imperio una casa che il padrone di casa ha urgenza di liberare. Una condizione, la sua, assimilabile a quella di un ostaggio nelle mani di due «rapitori»: Renzi da una parte, Angelino Alfano dall'altra con la sua ristretta ma fondamentale pattuglia parlamentare. Difficilmente il presidente del Consiglio rischierà di essere colto da una sindrome di Stoccolma nei confronti del suo segretario (Massimo Corsaro ha definito Letta, «l'Avatar di Renzi») e del leader Ncd. Di certo, però, per Letta si preannuncia una nuova stagione di mine e di trappole. L'illusione di poter approdare in mari più tranquilli dopo la decadenza di Silvio Berlusconi sembra essere già caduta, dopo l'enunciazione del «patto alla tedesca» chiesto da Renzi al governo, «voce per voce, punto per punto e con i tempi prestabiliti». Un elenco in cui sono stati infilate richieste potenzialmente esplosive per gli alfaniani: dall'abolizione della Bossi-Fini allo ius soli, alle civil partnership per le coppie di fatto, etero e gay. «Il tema delle unioni civili lo metteremo nel patto, che piaccia a Giovanardi o no: noi siamo il Pd», il monito del leader dal podio.
È chiaro che il gioco del sindaco di Firenze è quello di lanciare strali pubblici verso Alfano e riservare solo punture di spillo al «suo» presidente del Consiglio, ricordando laddove possibile l'anomalia della innaturale alleanza con Ncd. Ma il vero test per Letta - che ha incassato il nuovo tentativo di blindatura da parte di Giorgio Napolitano - è quello della legge elettorale. È evidente che il principale meccanismo di autotutela del premier è proprio quella sentenza della Consulta che ha privato il Paese dello strumento fondamentale per ricorrere al voto. Renzi sa bene che il rischio di finire nelle pastoie dei rinvii sine die è elevatissimo. Per questo sottotraccia i renziani ragionano sull'ipotesi di un accordo con Forza Italia su un Mattarellum con correzione. In sostanza la novità sarebbe la trasformazione del 25% del Mattarellum assegnato proporzionalmente in un premio di maggioranza da assegnare in un secondo turno. Di questo 25%, il 20% andrebbe alla prima coalizione, il 5% alla seconda. Quale che sia la legge, l'obiettivo dei renziani è chiudere la partita alla Camera entro gennaio, così da indurre il Senato ad accelerare i tempi. Un passaggio fondamentale per avere la pistola delle urne saldamente in mano e decidere tempi e modi della fine del governo Letta.

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