Il podio

I sogni della sardina, la compagna Elly, i mestatori d'odio: ecco il podio dei peggiori

Santori sogna un "partito orizzontale"; la Schlein in cerchio a cantare "Bella ciao"; Conte e i grillini aizzano le folle contro la Meloni. Ecco chi sono i peggiori della settimana

I sogni della sardina, la compagna Elly, i mestatori d'odio: ecco il podio dei peggiori

Due sardine e un grillo sul podio dei peggiori di questa settimana. Mentre, infatti, i pesciolini Mattia Santori ed Elly Schlein conquistano il terzo e il secondo posto, sul gradino più alto sale Giuseppe Conte. Una vittoria che viene da lontano. Per mesi ha instillato il germe dell'insofferenza nelle piazze, facendo leva sul disagio sociale dei moltissimi disperati che percepiscono il reddito di cittadinanza, e ora si scandalizza se qualcuno gli fa notare che l'odio che si sta riversando contro il governo e, in modo particolare, contro la Meloni è frutto del populismo grillino.

Ma partiamo dalla medaglia di bronzo. Che va, appunto, al sognatore Mattia Santori. La sardina filosofeggia sul Pd del futuro. Lui che diceva di voler stare alla larga dai partiti e che ha usato il Pd per planare in consiglio comunale, ora si lascia solleticare dall'idea di tesserarsi. A patto che a prendere in mano la baracca sia la Schlein, altro pesciolino del suo stesso banco. E già viaggia con l'immaginazione: "Sarà un partito orizzontale". Cosa poi voglia dire nel concreto, non lo spiega. Ma, nel suo volo pindarico, va ben oltre: "Avrà tre stelle polari: ambiente, diritti civili e diritti del lavoro". Insomma, una shakerata di Pd, Sinistra radicale e Verdi. Ci manca un pizzico di Cinque Stelle. Ma quel logo se lo sono già accaparrati anni fa. E così deve accontentarsi delle sue tre stelle polari... comunque un passo avanti rispetto a quando lacrimava in consiglio comunale per il triste destino di due oche sbranate da due cani.

Al secondo posto troviamo un'altra sardina. Elly Schlein, appunto. Oggi seduta comodamente in Regione Emilia-Romagna. Ruolo: vicepresidente. Da qualche settimana le ronza in testa l'idea di fare le scarpe al suo presidente, Stefano Bonaccini. I due si sfideranno per il posto di segretario generale del Partito democratico. Lei sogna di trasformarlo, addirittura di fare piazza pulita dei vecchi arnesi. Si è messa pure ad accarezzare l'idea di cambiargli il nome. Qualcuno, da quelle parti, ha suggerito "Partito del lavoro". Che abbreviato suonerebbe all'incirca PdL. Una sorta di déjà-vu, non trovate? Nome a parte, sarà difficile vederla prendere in mano le redini del Pd. Intanto, però, ci ha scodellato una poderosa dose di folklore sinistrorso: l'annuncio in pompa magna in un circolino cult di Roma, dove non esiste palcoscenico ma tutti i kompagni se ne stanno seduti in cerchio, intonano Bella ciao e alzano orgogliosi i pugni chiusi.

Al primo posto sul podio dei peggiori questa settimana una foltissima schiera di mestatori d'odio. Sono tantissimi. E tutti schierati contro la Meloni. Di lei, nei giorni scorsi, Tomaso Montanari ha detto: "Odia i poveri e li vuole punire". La solita Michela Murgia l'ha addirittura messa sullo stesso piano della camorra. Una follia. Ma il più duro è stato sicuramente Giuseppe Conte. Da mesi, in uno stillicidio continuo di dichiarazioni, le aizza contro i moltissimi disperati che percepiscono il reddito di cittadinanza e che ora temono di perderlo. Lei guadagna da oltre vent'anni 500 euro al giorno con i soldi dei cittadini - diceva già mesi fa - e vuole togliere 500 euro al mese alle persone in difficoltà facendo la guerra ai poveri". Poi, però, fa lo stupito se un disoccupato con precedenti per droga se ne salta su e sui social minaccia la premier: "Attenta che ti arriva un coltello in pancia a te e tua figlia, tu togli il reddito e io uccido tua figlia sicuro".

Il problema è che di questi tempi Conte non è l'unico a gettare benzina sul fuoco. E farne le spese non è solo la Meloni. Anche Crosetto è finito nel tritacarne della piazza dove un manifestante ha detto che non gli creerebbe alcuno sdegno se qualcuno lo prendesse a botte davanti ai suoi occhi. Per ora è solo odio verbale. O scritto, sui social. Ma ci metterà molto a trasformarsi in violenza fisica se, anziché fare un passo indietro, questi mestatori continueranno a flirtare con il disagio sociale. Altro che autunno caldo, ci aspetta una legislatura di fuoco.

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