I supermercati della sinistra chic violano le regole e se ne vantano

L'invito alla disobbedienza di Farinetti, patron di Eataly e amico di Renzi: "Basta burocrazia. Ho aperto supermercati senza licenza". E se fosse stato del Pdl?

I supermercati della sinistra chic violano le regole e se ne vantano

Se il suo leader politico di riferimento, il sindaco pidiessino di Firenze, Matteo Renzi, voleva rottamare le cariatidi del partito, Oscar Farinetti, patron di Eataly, punta a demolire quella burocrazia tutta italiana che si frappone all'avvio di attività imprenditoriali e tiene a debita distanza gli investimenti dall'estero.
Farinetti, l'inventore del format Eataly, prima catena di supermercati al mondo dedicata interamente ai cibi di alta qualità, si «autodenuncia» durante un programma televisivo e lancia una provocazione: «Dei ventuno Eataly presenti in Italia -afferma a sorpresa - 7 oppure 8 li ho aperti senza la licenza, perché non me la davano per problemi burocratici. Ma ho aperto ugualmente e invitato anche i sindaci al taglio del nastro».
L'imprenditore piemontese, dialogando a La7 con il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, rincara la dose e aggiunge che «è arrivato il momento per imprenditori e sindaci di beccarci degli avvisi di garanzia e fare qualcosa. Questa rivoluzione - precisa ancora, lanciando la sua sfida - dobbiamo incominciarla noi, becchiamoci un po' di avvisi di garanzia».
Il passo è fatto e il problema della lungaggini burocratiche, in un Paese soffocato dalle tasse e con le imprese allo stremo, è stato riportato bruscamente alla ribalta.
Lo stesso presidente di Confcommercio e della Camera di commercio di Milano, Carlo Sangalli, in più di un'occasione si era espresso a favore di un cambio rapido di rotta, partendo proprio dal capoluogo lombardo attraverso la creazione di uno sportello unico delle attività produttive. «Il fine - così Sangalli qualche settimana fa - è garantire tempi brevi e velocità nelle pratiche».
L'invito di Farinetti a infischiarsene delle licenze commerciali e a seguire il suo esempio, seppur motivato da ragioni logiche, è pur sempre un'azione che va oltre regole. Ma le parole contro corrente dell'imprenditore, almeno fino a ieri sera, sono passate quasi inosservate. Da registrare il commento di Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma, che a «La zanzara», su Radio24, ha descritto Farinetti come «una persona seria» e, per questo, «credo che la sua sia stata solo una provocazione». Stop.
C'è da chiedersi, a questo punto, cosa sarebbe successo se a parlare in quel modo non fosse stato un simpatizzante del Pd, che tra l'altro si è già proposto s guidare la Regione Piemonte nel 2015, ma una persona altrettanto in vista dell'area berlusconiana. Sicuramente il pandemonio. La provocazione, in quel caso, sarebbe astata bollata come un chiaro invito all'illegalità con tutti gli annessi e connessi.
Due pesi e due misure? Possibile. Il «salotto chic» della sinistra, quello che vedrebbe Farinetti tra i principali sostenitori del «rottamatore» Renzi e della sua fondazione «Big Bang» (secondo L'Espresso con un contributo di 50mila euro), nonché legato da una forte amicizia al patron di Tod's, Diego Della Valle, ha il pregio di fare da isolante. E non è la prima volta che accade.

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