Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:43
Interni

Il Campo largo parte escludendo il centro

Renzi e Ruffini fuori dal tavolo sul programma. Mastella ironizza: “Mi meraviglio che non abbiano invitato Acerbo”

Moderati Ernesto Maria Ruffini, leader di «Più uno» e Clemente Mastella, ex ministro della Giustizia

Pronti via ed ecco che la foto del Campo largo è già orfana dei centristi. Da 48 ore sono partite le convocazioni per venerdì quando per la prima volta si riunirà il tavolo sul programma, quello che dovrà gettare le basi della piattaforma della coalizione progressista. Location e orari sono ancora tenuti coperti, verranno diffusi solo nei prossimi giorni. Con dettaglio annesso: le convocazioni non sono state estese all’area più moderata della compagine. Va da sé, ci saranno Elly Schlein, Giuseppe Conte e i due leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Poi nulla.

Il tutto fa sorridere una vecchia colpa di rito democristiano come Clemente Mastella, già ministro del governo Prodi e oggi a capo della lista Noi di Centro, quotata attorno allo 0,7: «Mi meraviglio che non abbiano invitato Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista, visto che gli prestano parlamentari per dimezzare le firme. Se questa è la coalizione non crea entusiasmo, lascia perplessi, lascerà a casa tanti che non vanno a votare, ed è destinata a perdere. E va detto, pur essendoci le condizioni per vincere. Senza l’area di centro la coalizione di sinistra è destinata a perdere. Mai visto una cosa di questo genere. Una incapacità strategica politica che non ha precedenti». In scia un’altra figura del centrismo del centrosinistra come l’ex sottosegretario del governo Prodi, Gigi Meduri, che in Transatlantico sintetizza così: «Quando si vedono i quattro, è sempre lo stesso film».

Per dire, la convocazione non è arrivata sul tavolo di Ernesto Maria Ruffini, né tantomeno un messaggio su Whatsapp. Il leader di Più Uno lo dice senza nascondersi: «Non siamo stati chiamati». Ruffini si rivolge poi a tutte le forze che gravitano all’infuori del tavolo: «Posso dire che noi stiamo cercando di trovare una visione unitaria tra quelli che non sono stati chiamati venerdì. Le primarie hanno senso non tanto per trovare un nome ma per dimostrare all’elettorato di centrosinistra e al potenziale elettorato di avere trovato una visione comune da sottoporre agli elettori». Allargare, non restringere, è il diktat dei centristi. Che dunque si ritrovano a dover aprire un altro tavolo nel segno del moderatismo. Visioni diverse che fotografano un centrosinistra diviso su tutto, a partire dalla costruzione del programma. E va da sé anche sulle primarie. Ieri è tornato a farsi sentire dalle colonne di Repubblica, Goffredo Bettini: «Penso che giunti a questo punto, le primarie siano inevitabili ma va evitato uno scontro distruttivo e vanno fatte presto, perché continuare questa fase di sospensione ci logora mentre Meloni e il centrodestra sono in pieno assetto di combattimento». Niente duello ristretto Conte versus Schlein ma primarie aperte a più candidati. Bettini gioca di sponda con Conte. Non a caso a sera il leader 5s avverte: «È giusto che i cittadini abbiano la possibilità di scegliere fra più candidati». E ancora: «Si trovi presto un candidato che possa rappresentare la coalizione».