Elly Schlein si muove con la postura di chi è convinta che la partita sia ancora tutta da giocare. E che il match se lo giocherà lei fino in fondo. Ai suoi fedelissimi lo ha detto in tutte le salse: «Primarie a due e poi dritti per dritti contro Giorgia Meloni». Prima però bisogna attendere il responso della Corte Costituzionale sulla legge elettorale. Solo a quel punto si potranno indire le primarie. La Consulta potrebbe pronunciarsi fra fine febbraio e inizio marzo ed è la ragione per cui in queste ore è uscita la data di domenica 14 marzo come data per le primarie.
È il piano della segretaria del Pd che sembra giocare di sponda con la presidente del Consiglio. Perché se le primarie dovessero essere calendarizzate nel mese di marzo significherebbe aver ricevuto garanzie sul voto delle elezioni politiche che dovrebbe collocarsi dopo l’estate. Un piano che non è mai mutato in queste settimane. «Elly» ha ragionato fin dall’inizio che sarebbe stata premiante la polarizzazione con Meloni, la prima sfida al femminile nella storia della Repubblica italiana. Non a caso dal Nazareno la voce che ricorre suona più o meno così: «Se c’è una donna come Meloni alla guida del centrodestra bisogna rispondere con una donna». Il piano di Elly, dunque, prevede prima il duello con Giuseppe Conte - niente possibilità ad altri democrat alle primarie, né tantomeno ai centristi. Schlein ha siglato un patto sotto banco con Matteo Renzi che si è mostrato leale per tutta la legislatura e che la segretaria ha individuato come catalizzatore dei centristi. In questa cornice avrebbe dalla sua in caso di primarie a due la mobilitazione della macchina del Pd, riceverebbe l’apporto della Cgil e coinvolgerebbe i riformisti e i centristi della coalizione fra cui il duo Ruffini-Gabrielli. Ad eccezione dell’assessore capitolino, Alessandro Onorato, che rappresenta la seconda gamba di Giuseppe Conte. Non importa poi se nelle ultime ore Fratoianni e Bonelli siano infuriati con la segretaria del Pd per il sostegno al segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo che così potrà dimezzare le firme in vista delle politiche. La numero uno del Pd ha anche contezza che il popolo di Avs in una sfida a due per larga parte voterebbe per lei.
Tutto questo le dà sicurezza. Altro che paura dei sondaggi. Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd e motore della campagna elettorale Elly for president, si serve di un parallelo calcistico: «Ricordate la finale di Champions League tra Milan e Liverpool? Dopo mezz’ora i rossoneri erano in vantaggio per tre a zero. E poi sapete come è finita». Con questa postura si presenterà alla videoconferenza di oggi con Conte, Fratoianni e Bonelli. Ordine del giorno: il metodo da seguire per la stesura del programma, il ruolo dei centristi, le primarie e l’ipotesi di manifestazione contro il governo. Una serie di titoli che non scompongono Schlein dall’obiettivo finale: correre per Palazzo Chigi.
