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Imam e pro Pal in piazza: sono i guardiani del regime

Potere al Popolo, Anpi e gruppi comunisti in corteo: Giù le mani dall’Iran». L’ossessione per il «sionismo» «

Imam e pro Pal in piazza: sono i guardiani del regime
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Il conflitto in Iran dopo l'attacco di Usa e Israele è stata l'occasione perfetta per rendere manifesta la simpatia di proPal e sigle affini al mondo degli ayatollah. Non si sono certo sprecate le dichiarazioni di vicinanza al regime teocratico di chi ha scelto di mobilitarsi contro l'azione militare intrapresa da Trump. Del resto perché mai parteggiare per due democrazie? Prontissimo il commento dell'italiano convertito all'islam, Davide Piccardo, che esprime «solidarietà all'Iran e al suo popolo contro la criminale aggressione di Israele e Usa nel mese benedetto di Ramadan», dimenticando, quando parla di popolo, i milioni di donne iraniane che coraggiosamente in Italia scendono in piazza e ancora più ferocemente lo fanno a Teheran, rischiando letteralmente la propria vita pur di riottenere una libertà e un pudore negati senza coscienza, rimorsi, etica.

Parole dure anche da parte del volto islamico di Torino, Brahim Baya, che forse dopo aver manifestato la sua simpatia per il terrorista Yaya Sinwar potrebbe anche in modo non sorprendente rivelarsi un fan di Khamenei: «Non è un attacco preventivo, è un'aggressione. L'entità genocida e l'amministrazione fascista statunitense hanno scelto la via militare contro l'Iran spingendo l'intera regione verso un incendio ancora più

grande», scrive su Facebook. E c'è chi sotto il suo post, stranamente, elogia Khamenei, scrive frasi come «sempre e solo forza Iran», chi indica la bandiera israeliana come l'unico vero problema.

Pronta anche l'Anpi, che da oggi invece di Associazione nazionale partigiani italiani andrebbe chiamata Associazione nazionale palestinesi italiani, avendo manifestato decisamente più interesse per la causa palestinese che per quella italiana in tutto l'ultimo periodo. Se per l'Anpi, quindi «è oltraggiata la legalità internazionale», per l'attivista palestinese Rula Jebreal si tratta «dell'ennesima guerra illegale, che ha l'obiettivo di distruggere l'Iran, rendendolo un paese fallito come Libia e Siria. Israele vuole l'egemonia: dominare il medio oriente». A farle eco anche l'ex ambasciatrice d'Italia in Belgio Elena Basile, che si mostra «vicina agli amici e al popolo iraniano per questa aggressione fascista che stanno subendo. Il terrorismo di stato israelo-americano va condannato».

A scendere addirittura in piazza è stata l'Api, l'associazione che fa capo al filo Hamas Mohammad Hannoun, oggi in carcere con l'accusa di essere il capo dell'organizzazione terroristica in Italia. E con loro le sigle che li accompagnano in ogni manifestazione, ovvero Potere al Popolo, Rete dei comunisti, Cambiare Rotta: «In piazza per

la Palestina, al fianco di Api per la liberazione dei compagni palestinesi arrestati e in risposta all'aggressione statunitense e sionista contro l'Iran. Israele, Usa e Ue pericolo per il mondo! Giù le mani dall'Iran! Dal Medio Oriente all'America Latina, dalla parte dei popoli contro la guerra imperialista! Palestina libera!», scrivono.

Insomma, gli unici da graziare sono i narcotrafficanti, i terroristi, così come i compagni da difendere sono gli uomini di Hannoun che, come sostiene l'accusa, non difendono la Palestina, ma indirizzano il denaro raccolto ad Hamas, in barba a chi di quelle donazioni potrebbe averne davvero bisogno.

Assistiamo a una totale sovversione delle priorità valoriali, in cui chi ritiene di essere dalla parte dei diritti umani oggi difende coloro che mettono in atto fustigazioni, impiccagioni, torture.

E pensano basti

un balletto sul carro arcobaleno del gay pride, qualche canzone «inclusiva» e il seno al vento, per manifestare in nome di una libertà che quotidianamente abbattono dando voce ai peggiori regimi della storia contemporanea.

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