Leggi il settimanale

"Provocazione per alimentare paure". Ora pure la diocesi di Piacenza nega l'islamizzazione

Si è espresso l'organo ecclesiastico per replicare all'inchiesta fatta da questo quotidiano sul pericoloso fenomeno di islamizzazione che coinvolge anche le scuole

"Provocazione per alimentare paure". Ora pure la diocesi di Piacenza nega l'islamizzazione
00:00 00:00

Il Giornale è da tempo impegnato nella denuncia di un forte incremento dell'islamizzazione, spinto anche da iniziative che partono dalle scuole e dalle istituzioni. Uno degli ultimi reportage in tal senso riguarda Piacenza e i legami delle scuole con uno dei centri islamici locali. Un'iniziativa che ha fatto molto discutere, di cui si è parlato anche a livello nazionale, che ha visto la risposta della locale diocesi, in netta contrapposizione.

"Sostenere che sia in corso una 'islamizzazione' di Piacenza pare proprio una provocazione volta ad alimentare paure", hanno dichiarato Claudio Ferrari, direttore Ufficio diocesano Scuola, padre Mario Toffari, direttore Ufficio diocesano Migranti, Emanuele Vendramini, direttore Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso rispondendo proprio all'inchiesta di questo quotidiano. La realtà, secondo loro, "è molto più complessa" e "non può essere svilita con slogan ad effetto". Anzi, gli esponenti della diocesi vicentina sostegono che "storicamente si sono sviluppate nella nostra realtà settori produttivi che hanno attratto persone, lavoratori che svolgessero mansioni non più “gradite” dai piacentini. Queste persone che contribuiscono al Pil e allo sviluppo economico della nostra provincia hanno evidentemente una storia, una cultura, una lingua, una religione (così come i nostri nonni o parenti che sono andati a lavorare in Belgio, Argentina, Svizzera o Francia), portavano le loro tradizioni e la loro cultura".

Se poi, aggiungono, "l’indagine (o presunta tale) è finalizzata ad individuare il pericolo da cui guardarsi, molto probabilmente non è la presunta islamizzazione la causa dei veri problemi che ci assillano come della qualità dell’aria, dell’emergenza abitativa, della precarietà sempre più diffusa che genera problematiche sociali in un clima di crescente incertezza per il domani". E sorprende, dicono in un altro passaggio, "che ci si sorprenda di fronte ad iniziative in ambito scolastico di conoscenza dei loro ambienti e della loro fede. C’è solo un modo per abbattere i pregiudizi ed è quello di una conoscenza cordiale e rispettosa". Il punto che però è stato ignorato dagli esponenti della diocesi è che ci dev'essere reciprocità nella conoscenza, che sta mancando nel momento in cui nelle scuole la religione cattolica diventa elemento di divisione con i canti natalizi cancellati, i presepi nascosti o non fatti, la negazione del Natale. Gli esponenti della diocesi di Piacenza sostengono che "il pericolo è l’abbandono di tanti battezzati dalla fede cristiana e dalla sua visione della vita. Se la tradizione cristiano-cattolica deve essere trasmessa nel suo valore anche socio-politico più che preoccuparsi di eventuali pericoli esterni, ci si deve interrogare su quelli interni". Bene, allora si faccia un'analisi sincera sul perché è successo e sta succedendo e si forniscano risposte ai fedeli.

Anche Yassine Baradai, figura storica della comunità musulmana e attuale presidente dell'Ucoii, ha replicato a il Giornale: "L'Islam non è una presenza recente in Italia. Ciò nonostante, una parte marginale dell'informazione tende a rappresentare le comunità musulmane come un fenomeno estraneo o come portatore di una presunta trasformazione forzata del tessuto sociale e valoriale del Paese. A questo si aggiunge la tendenza ad associare in modo sistematico l'Islam a concetti come estremismo, politica, radicalismo e terrorismo.

L'accostamento continuo di questi termini, anche in assenza di nessi verificabil, rischia di consolidare un'immagine distorta". Così ha spiegato al quotidiano Libertà, sottolineando che la presenza musulmana a Piacenza ha portato "beneficio" all'intera cittadinanza.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica