L’INTERVISTA MILLY CARLUCCI

Milly Carlucci, le piace cucinare?
«Mi piacerebbe, ma non sono mai riuscita a imparare come avrei voluto».
Donna troppo impegnata?
«Ho passato i primi anni dell’infanzia e adolescenza facendo agonismo, 5 ore di allenamento al giorno più lo studio. Non avevo grandi spazi per il resto».
Ma in cucina ci entra qualche volta? Lei è anche testimonial di una pubblicità che la immortala ai fornelli.
«Mi piacciono le cose molto semplici. Sono una salutista e adoro fare le insalate creative che si presentano in modo tutt’altro che banale. Mi piacciono le variazioni. Come il pane abbrustolito, l’uvetta, il pesce, il pollo. Adoro gli spinacetti freschi».
E suo marito è contento?
«Anche lui la pensa come me. I cibi devono essere semplici e sani. E quando abbiamo voglia di manicaretti andiamo da mia madre che farebbe a tocchetti persino Vissani con le sue ricette».
Ma suo marito qualche volta si mette ai fornelli?
«Poco, per fortuna. Quando lo fa servono tre giorni per ripulire. Sparge olio, aceto e sale anche nei posti più impensati. Quindi preferisco che stia alla larga dai fuochi».
Dedicarsi alla cucina per una donna quanto è importante?
«È una cosa bella ma sembra un desiderio che a volte si scontra con la realtà ben diversa da quella che vivono le donne al giorno d’oggi. Che fanno di tutto e di più perché sono costrette. A casa servono i soldi. Mica tutte sono lanciate nella carriera. È facile fare dell’ironia su questo argomento ma la quotidianità è un’altra cosa: l’89 per cento delle donne lavora per necessità».
Ma anche quelle che non lavorano per necessità hanno perso il gusto di alcune antiche arti femminili come quella della cucina.
«È vero, però realizzarsi attraverso il lavoro è comunque una grande soddisfazione. Se una donna ha fatto un investimento sulla carriera di avvocato o di architetto, deve lottare con le unghie e con i denti per convincere il mondo del lavoro che vale quanto un uomo. Non ci sono orari e malattie, bisogna esserci. Come e più degli altri».
La buona cucina non è anche un’arte di conquista?
«Certamente. Ma bisognerebbe fare una capriola all’indietro. Si dovrebbe innescare una rivoluzione culturale al contrario. Servirebbero meno soldi per tirare avanti per dedicare più attenzione a famiglia, marito e figli. Però andrebbe valorizzato il ruolo della casalinga, che invece oggi viene poco stimato e poco valorizzato. La donna di casa, invece, vive una frustrazione senza fine, deve occuparsi di pasti, panni, casa, bambini e nessuno la ringrazia per questo».
Recuperare un ruolo più femminile potrebbe essere un modo per evitare crisi nella coppia?
«Certamente. Purtroppo il vero pericolo è quello della mascolinizzazione della donna. Io vedo le ragazze che hanno perso ogni forma di morbidezza, di indulgenza nei confronti dell’uomo, sono sempre in competizione».
Così gli uomini si indeboliscono sempre di più.
«In effetti va recuperata la distinzione di ruoli. Di qui a vent’anni non so cosa ne sarà dei nostri figli e nipoti. Ma una volta che si è aperta la porta verso un mondo di conquista, la donna non può più tornare indietro».

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