«Disobbedienza». È questa la parola d’ordine della Flc-Cgil che, in Emilia Romagna, si è appellata all’Ufficio regionale scolastico per «interrompere la convenzione» stipulata con l’Esercito per tenere conferenze di orientamento del Comando militare esercito nelle scuole della regione.Lo scorso 23 settembre, infatti, il comando militare dell’Esercito Emilia-Romagna ha proposto ai docenti, «come già avvenuto negli anni passati», di spiegare agli studenti le modalità di ammissione alle scuole militari di Napoli e Milano oppure all’Accademia Militare della Scuola Sottufficiali. Il sindacato di Maurizio Landini invita, dunque, le scuole emiliano-romagnole alla «disobbedienza» per dare maggiore spazio «a percorsi di educazione alla pace, alla cooperazione e alla cittadinanza democratica».Il monito che arriva dalla Cgil è netto: «La scuola educa alla pace, non prepara alla guerra». E ancora: «Non condividiamo che la scuola pubblica venga utilizzata per promuovere le carriere militari e il reclutamento dei giovani a partire già dalle prime classi». La Cgil lamenta, inoltre, che nelle scuole si attui la «censura» verso «chi tratta temi scottanti e di grande attualità come per esempio quanto sta avvenendo in Palestina, si denunciano gli insegnanti che invitano Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi e si vorrebbe imporre pure il contraddittorio quando si parla di Resistenza». L’Usmia Esercito, il sindacato dei militari, però, non ci sta e, con una nota, replica duramente: «La conoscenza diretta delle istituzioni della Repubblica non può essere automaticamente assimilata alla propaganda bellica, ma deve essere valutata in relazione ai contenuti, alle modalità e al contesto educativo in cui si svolge», inoltre, può «contribuire alla formazione del pensiero critico».L’Usmia Esercito, poi, ricorda: «Giuseppe Di Vittorio, tra i fondatori della Cgil unitaria - osserva in una nota - combattente antifascista e membro dell’Assemblea Costituente, sottoscrisse, durante il dibattito sull’articolo poi divenuto il 52, una proposta per mantenere in servizio, in speciali ruoli d’onore, gli ufficiali e sottufficiali mutilati nella difesa della Patria».

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