In Emilia Romagna non c’è un clima spagnolo ma sul fronte abitativo la temperatura è comunque calda. Ieri la Consulta ha accolto il ricorso di Palazzo Chigi contro la normativa regionale relativa all’overtourism e agli affitti brevi. Il principio del provvedimento non è stato messo in discussione ma la Corte Costituzionale ha smontato due degli articoli chiave della legge emiliano-romagnola. La sinistra avrebbe voluto obbligare chiunque volesse affittare la propria abitazione per un breve periodo di tempo al cambio di destinazione d’uso. Una scure che si sarebbe abbattuta su tutti i cittadini, creando una disparità di trattamento e un danno ai piccoli proprietari. La Consulta non ha stabilito che la Regione non debba provare a governare il fenomeno: l’ente amministrato da Michele de Pascale può. Il punto sollevato riguarda semmai la «sproporzione» delle misure messe nero su bianco da viale Aldo Moro. L’ideologia, insomma, ha giocato un brutto scherzo a Partito democratico e compagni. Nel caso spagnolo, il premier Pedro Sanchez si è fatto da parte (dopo la bocciatura del Parlamento). In questo, la maggioranza consiliare si è limitata a lamentarsi del governo, reo - dicono - di essersi «accanito nel ripetere costantemente ricorsi contro alcune Regioni».
A dirlo è stato l’assessore alle Politiche abitative Giovanni Paglia, già deputato ed esponente di Avs. Esulta, invece, il centrodestra, che con il consigliere regionale Marta Evangelisti sottolinea come «la proprietà privata e l’iniziativa economica non possano essere calpestati da normative regionali confuse e punitive». La Evangelisti ne ha anche per Paglia, cui domanda di fermarsi: «Smetta di fare forzature ideologiche a colpi di maggioranza e avvii un tavolo serio e condiviso, senza penalizzare chi lavora e chi investe nel nostro territorio». La Lega usa toni simili. Tommaso Fiazza, capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale, e Matteo Di Benedetto, consigliere comunale bolognese puntano sui numeri: «A Bologna - spiegano - i bed and breakfast rappresentano una quota marginale dell’offerta, a fronte di 15mila abitazioni richieste. Anche cancellandoli tutti, non si sarebbe risolto il problema». Certo, la questione abitativa sta iniziando a prendere piede a livello mediatico. Il governo rivendica il suo «Piano casa», mentre il Campo largo, confidando che Sanchez faccia da apripista, inizia a piantare tende nelle piazze sperando di aizzare la rivolta sociale sul «diritto alla casa». Una dialettica che potrebbe innestarsi e proseguire sino alla fine della campagna elettorale.
