Luca Zaia, ex presidente del Veneto, oggi presidente del Consiglio regionale. Uomo di punta della Lega, protagonista della recente approvazione della legge sul Fine vita, ragiona senza timori sulla affermazione dell’Afd, partito di estrema destra, in Sassonia. «È la democrazia», riassume.
Proviamo, presidente, a fare un’analisi del voto.
«Il primo dato di fatto è che l’Afd ha raddoppiato i voti. E la Cdu - cioè il partito erede di Kohl e di Merkel - li ha dimezzati. Vuol dire che c’è uno spartiacque chiaro tra passato e futuro».
Il risultato dell’Afd, oltre il 44%, è clamoroso.
«L’Afd ha fatto una cosa ancora più clamorosa: ha spinto l’affluenza alle urne portandola da poco più del 60 per cento a oltre il 77. Capisci che vuol dire? 17 per cento in più di votanti. Fatto senza precedenti».
Chi sono i nuovi elettori?
«Soprattutto giovani. Soprattutto lavoratori attivi. Anche questo elemento conta. Persone che chiedono concretezza, proposte e progetti chiari, meno immobilismo di una politica tedesca troppo impolverata».
Qual è la novità nel voto di domenica?
«Il dato politico evidente è che l’Afd passa da un voto di protesta nei confronti di chi governava male a un voto di competenza».
Che vuol dire voto di competenza?
«I sondaggi prima dicevano che i tedeschi che votavano Afd lo facevano per punire chi governava, oggi spiegano che i cittadini votano Afd perché pensano che abbia le competenze per governare bene».
È un bel progetto?
«Questo lo vedremo. Io, nel giudizio, resto agli insegnamenti di Jean Jacques Rousseau, che nel contratto sociale ci spiegava come il popolo ti delega a rappresentarlo e quando non si sente più rappresentato ti toglie la delega. Rousseau ci capiva un po’ di queste cose: è uno dei padri della rivoluzione francese».
Che spazio ha occupato l’Afd?
«Lo spazio che i partiti tradizionali non hanno saputo occupare».
Lei è soddisfatto di questo risultato tedesco?
«Io guardo da fuori e provo a capire. Vedo il voto come uno stimolo di molte persone a cambiare una proposta politica troppo vecchia, che oggi non dà più risposte».
In questo caso dove è stato il segreto di Afd?
«Avere indicato una soluzione per i problemi che gli altri partiti sottovalutavano. Linea forte sulla sicurezza, politiche strong per fronteggiare l’immigrazione, proposte per i giovani e i lavoratori tedeschi. Altri partiti evidentemente non vi hanno lavorato abbastanza».
Ha monopolizzato il malcontento?
«Beh, anche la sinistra estrema è cresciuta. Ed ha avuto un successo. Sia la sinistra tradizionale della Linke e dei verdi sia quella nuova, che chiamano rosso bruna, di Sahra Wagenknecht, che si è presentata con una proposta fortemente populista».
Quindi non è stato un voto ideologico?
«Non credo, bensì un voto di opportunità per lanciare un segnale forte a tutto il panorama politico tedesco».
Quanto hanno pesato le politiche di sinistra dell’Unione europea?
«Quando leggo che i leader europei sono preoccupati del voto tedesco resto di sasso. Gli dico: ma guardatevi allo specchio, piuttosto, non avete nulla di cui meravigliarvi».
L’Europa non deve avere paura dell’Afd?
«Deve avere paura di se stessa, del non saper dare risposte ai cittadini che sanno scegliere e indicare la via».
Quindi ha ragione l’Afd?
«Chi prende voti ha sempre ragione. E quelli che hanno votato l’Afd chiedono sicurezza, lotta all’immigrazione, una politica economica diversa, la fine della guerra in Ucraina».
Ha pesato la questione ucraina?
«Noi questa guerra qua la stiamo pagando davvero cara. Abbiamo già dato 220 miliardi di dollari all’Ucraina. La Russia è l’aggressore, non vi sono dubbi, ma dobbiamo inseguire ora una proposta di pace».
Prezzo troppo caro?
«Certo che è troppo caro. L’Europa deve rendersene conto».
Ma L’Afd non è un partito eccessivamente estremista?
«La Lega quando è partita era considerata peggio dell’Afd. Ora siamo una classe di governo riconosciuta da tutti. Anche da chi non lo vota. L’Afd va messa alla prova. Detto questo, quando qualche suo esponente nega l’Olocausto o dice altre scemenze simili, sottolineo: va condannato senza se e senza ma. Dovranno chiarire molte posizioni che inquietano e fanno discutere».
Tajani ha detto di considerare la vittoria dell’Afd un fatto disastroso.
«Io dico: va sempre rispettato il voto degli altri Paesi».
Lei si prepara all’incontro con Salvini. Sarà drammatico?
«Ma per carità. Incontro Salvini con grande serenità. La Lega resta una e indivisibile. Non è che stiamo andando davanti al giudice per una pratica di separazione. Stiamo semplicemente dialogando col segretario. In un partito così grande e di estrazioni culturali e ideologiche così diverse, parlarsi è la cosa più normale del mondo».
È vicino l’appuntamento di Pontida.
«Ci sarò».
