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La rivolta di 200 prof: “I sindacati non diano soldi alla piazza”

Docenti e presidi: “C’è il rischio che la protesta diventi strumento di battaglie altrui”

Fiamme in un cantiere in Piazza Duomo. Manifestazione dopo scontri fra polizia e manifestanti di Italia in Piazza. Sabato 17 ottobre 2026. Milano, Italia. (foto Stefano Porta / LaPresse) Demonstration following clashes between police and 'Italia in Piazza' protesters. . Milan, Italy - October 17, 2026 (photo Stefano Porta / LaPresse)

Dietro gli slogan contro il governo e le bandiere del dissenso cresce il rischio che la protesta studentesca diventi uno strumento di battaglie politiche decise dagli adulti.A denunciarlo sono docenti, dirigenti scolastici, rappresentanti sindacali, presidi che chiedono trasparenza sui rapporti tra organizzazioni studentesche e sindacati, Cgil in particolare.Lo fanno attraverso una lettera aperta a cui hanno già aderito in 235, ma le sottoscrizioni continuano ad arrivare.Al centro, il diritto dei ragazzi a manifestare senza condizionamenti e senza che il loro disagio venga utilizzato per finalità estranee alle esigenze degli studenti.La presa di posizione nasce dalle polemiche sui contributi della Cgil alle organizzazioni studentesche Udu e Reds, richiamati in un articolo di Francesco Giubilei. Secondo i bilanci citati, i finanziamenti ammonterebbero a 130mila euro nel 2023 e a 135.613 euro nel 2024. Cifre che, per i sottoscrittori, pongono una questione di autonomia e indipendenza, prima ancora che contabile.«Non è in discussione la legittimità di un contributo, né il diritto di un sindacato di sostenere iniziative sociali. Il punto è l’autonomia», scrivono i docenti in questa lettera aperta. Il timore è che il sostegno economico possa condizionare, anche indirettamente, la libertà delle associazioni che dichiarano di rappresentare i giovani.Per questo - aggiungono - chiedono alla Cgil di chiarire quali attività vengano finanziate, quali accordi accompagnino i contributi e quali garanzie tutelino la possibilità di assumere posizioni diverse da quelle del finanziatore.I firmatari precisano che un finanziamento non dimostra automaticamente una subordinazione politica, ma non garantisce neppure l’indipendenza.Da qui la richiesta di maggiore trasparenza e distanza tra chi finanzia e chi manifesta. «Consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di trasformare il disagio degli studenti in uno strumento di pressione al servizio di strategie adulte», sottolineano. Le criticità della scuola, dall’edilizia al diritto allo studio, richiedono proposte e confronto sui dati, non contrapposizioni ideologiche. «La protesta non dà a nessuno una patente automatica di verità, nemmeno quando a sostenerla è un grande sindacato».Sul fronte delle modalità della mobilitazione interviene Alessandro Di Micco, portavoce nazionale dell’Ufficio di coordinamento delle Consulte studentesche, che condanna le occupazioni accompagnate da danneggiamenti e gli episodi davanti al ministero dell’Istruzione a Roma. «Provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di governo e intimidendo» chi non aderisce alla protesta, afferma Di Micco, «non è mai la strada giusta».Anche il Moige ribadisce che il dissenso è un diritto, mentre violenze, minacce e devastazioni non lo sono, invitando le famiglie a educare al confronto e alla partecipazione civile. Intanto, Azione Studentesca e Azione Universitaria annunciano per il 24 ottobre a Roma la manifestazione «Sblocchiamo tutto», con proposte su caro libri, orientamento, tirocini, burocrazia universitaria, sport ed educazione civica. Il messaggio che accomuna queste prese di posizione è chiaro: nessuna protesta può pretendere di rappresentare tutti gli studenti. Contestare è legittimo; altrettanto lo è chiedere trasparenza, rifiutare la violenza e difendere la libertà di chi sceglie di non aderire.

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