Potrebbe (o dovrebbe) toccare alla premier Giorgia Meloni, dopo essersi consultata con i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, decidere il candidato sindaco del centrodestra a Milano. A sentenziarlo il suo plenipotenziario in Lombardia Ignazio La Russa dopo il pranzo organizzato a casa sua con i papabili, ma forse anche visti i fuochi d’artificio che hanno dato fuoco alla polveri. Prima l’annuncio di un ex candidato come Luca Bernardo che passando con i futuristi ha consentito al generale Roberto Vannacci di espugnare Palazzo Marino, poi l’autocandidatura a sinistra del papa laico e straniero Mario Calabresi e infine il passo indietro di Carlo Cottarelli, il professore della Cattolica che alla fine ha declinato la corte del segretario di Forza Italia Antonio Tajani.
Ed è proprio lui a incendiare indirettamente involontariamente le polveri. «Chi nel centrodestra ha cercato di contrastare, indebolire o sabotare la candidatura di Cottarelli ha compiuto un atto di incoscienza», ha tuonato ieri il deputato e segretario regionale di Forza Italia Alessandro Sorte dopo giorni di punzecchiature a un possibile candidato accusato di essere un transfuga della sinistra in cerca di ricollocazione. «Era una candidatura - aggiunge Sorte - che avrebbe consentito di allargare il perimetro della coalizione, di rafforzarne l’area moderata e riformista e di intercettare i tanti delusi da 15 anni di amministrazione di centrosinistra». Troppo per La Russa che incontrando i cronisti a Palazzo Madama non gliele ha mandate a dire. «In queste settimane - la sua replica piuttosto piccata - ora posso dirlo, ho sentito Cottarelli almeno quanto, ma credo di più degli esponenti di Forza Italia, milanesi e non». Incoraggiandolo «a valutare una sua disponibilità a essere il candidato del centrodestra allargato», registrando però «la sua indisponibilità, manifestando problematiche personali e familiari». Considerando «semmai priva di prudenza la corsa di Fi a volergli mettere una maglietta anzitempo, quando persino Calenda è apparso intelligentemente cauto come me». E quindi? «Ora - conclude La Russa - si tratta di mettere da parte ogni distinguo interessato e affidare, dopo un serio sondaggio, la scelta a Giorgia Meloni e ai suoi vicepresidenti con la consapevolezza che è emersa la volontà della quasi totalità dei candidabili a unire le loro forze a prescindere da chi sarà il prescelto». I nervi sono parecchio tesi, la sfida è partita.
