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La sinistra accelera: primarie a febbraio Conte contro Renzi. “Via, ci fa perdere”

Tre ore di vertice Pd, 5s e Avs sulla road map fino al voto. A dicembre una manifestazione contro il governo

Nella foto combo Giuseppe Conte (S) e Matteo Renzi. ANSA

Tre ore di confronto in video conferenza per stabilire che le primarie del Campo largo si svolgeranno a fine febbraio, il programma dovrà essere completato entro novembre, e, infine, che una grande manifestazione contro il governo a dicembre. Gli azionisti del centrosinistra - Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - si ritrovano attorno alle 10.30 su Teams, dopo un giro di ricognizione con i rispettivi sherpa, per veicolare un messaggio di unità e soprattutto chiarire che da queste parti si fa sul serio. Raccontano che il leader del M5S sarebbe stato il più diretto. «Amici, prima di ogni cosa dobbiamo fissare la data delle primarie». Non è uscita una data ufficiale ma almeno l’arco temporale. Questo non significa che non possano slittare ancora. Anche perché, scherzava ieri pomeriggio un democrat di lungo corso, «a gennaio chi si ricorderà di questo incontro in videoconferenza?». Va detto che Schlein, nel corso del confronto, fa notare che è necessario attendere il verdetto della Consulta che potrebbe esserci tra la fine di febbraio e marzo. Ecco perché la data del 14 marzo resta sempre in piedi, nonostante si sia messo a verbale di collocare le primarie nell’ultima settimana di febbraio. In fondo, su questo punto Schlein ha messo a segno un piccolo risultato. Spostando l’asticella della consultazione più in là rispetto ai desiderata di Giuseppe Conte che avrebbe preferito farle subito. In questa cornice l’annoso tavolo del programma è stato spostato alla prossima settimana. Sarà un confronto acceso, dove ci saranno anche gli sherpa dei rispettivi leader, in sostanza chi conosce i singoli dossier. Appare però complicato mettere insieme le istanze dei centristi con quelle di M5S e Avs. E questo non riguarda solo le questioni economiche, ma soprattutto la politica estera. Il sostegno all’Ucraina è il nodo dei nodi, mai risolto, e che potrebbe fare infuriare i riformisti del Partito Democratico e irrigidire le componenti più moderate esterne al nocciolo del campo largo. Eppure, mentre tutto questo succede e i tre leader fissano una mini road map dell’azione del campo largo - sulle agenzie vengono diffuse le anticipazione del libro di Bruno Vespa, in uscita il prossimo lunedì, in cui il leader

del M5s detta ancora una volta le condizioni agli alleati. In particolare, Conte pone un’altra volta il veto su Renzi: «La presenza di Italia Viva nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia. Se una parte dell’elettorato del M5S non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa la Meloni». Segue messaggio a Elly Schlein: «Poiché è stato il Partito Democratico a volere che Renzi stesse con noi, è la sua segretaria a doversi assumere la responsabilità di ottenere garanzie politiche che ci salvaguardino dal depotenziamento dell’alleanza che Renzi può portare, e prevengano instabilità future». Il veto di Conte lascia il segno e scatena la reazione del renziano Francesco Bonifazi che sbotta: «Chi divide la sinistra oggi fa un regalo a Meloni». Curiosità finale: Alleanza Verdi e Sinistra starebbe pensando di candidare Youssef Sahir, l’amministratore del canale «Movimento 17 ottobre».

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