Roberto Marcato, consigliere regionale veneto e per dieci anni assessore alle Attività Produttive, è soprannominato Pitbull.
Leghista, è il candidato in pectore del centrodestra in vista delle amministrative di Padova dell’anno prossimo.
Le tocca parlare anche del tribunale islamista...
«Non è un caso che sia stato allestito a Padova».
Perché?
«L’amministrazione, che è di sinistra spinta, vuole passare all’incasso dagli islamici, che vogliono portare qui la moschea che Venezia gli ha negato. Poi ci sono i centri sociali».
Cosa c’entrano?
«Gli occupanti abusivi del Pedroche sono lì da quando ero ragazzo - ho 58 anni - hanno chiesto al sindaco la regolarizzazione».
Torniamo alla comunità islamica.
«Quale?»
Beh , quella di Padova.
«Ma lei sa chi sono i responsabili, i capi, chi decide cosa? Basta che uno si svegli e dica “faccio l’imam” e inizia a predicare».
Questo tribunale è in regola coi permessi?
«Se il Comune ha dato il nulla osta presumo di sì... Il problema è un altro».
Quale?
«Non è conciliabile con la nostra cultura. Lo statuto è tremendo: in 38 articoli c’è scritto 68 volte che il tribunale è ispirato ai canoni processuali della sharia. Basta pensare a come trattano le donne e gli omosessuali...
Capisce che siamo di fronte a un problema enorme?».
Con questo clima teme per la sicurezza pubblica?
«Mi auguro di no, ma che il fenomeno di radicalizzazione sia in fase avanzata ormai è un dato di fatto. Tra Germania e Francia abbiamo assistito a una serie di attentati compiuti da stranieri di seconda e terza generazione. Ripeto: l’islam radicale, e non mi riferisco di certo alle tante persone perbene che si sono integrate perfettamente, non può coesistere con noi».
