L’antiterrorismo stringe le maglie dopo le manifestazioni di venerdì e cerca di ricostruire l’eventuale regia dietro le chiamate a scendere in piazza, accompagnate nelle ultime settimane da messaggi sempre più violenti contro le forze dell’ordine. Ieri mattina la Digos e la Polizia postale hanno eseguito 60 perquisizioni in 23 città tra le quali Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Firenze, Napoli, Perugia, Reggio Emilia, Roma, Siracusa, Torino, nei confronti di soggetti che, come spiegato dalla Polizia «nelle chat e nelle piattaforme social avevano incitato a compiere violenze nelle recenti manifestazioni di piazza». Si vuole comprendere se dietro la mobilitazione nazionale e gli episodi di guerriglia urbana esista un coordinamento, anche con finalità politiche, capace di orientare le proteste allo scontro con le istituzioni.Tra i soggetti interessati dagli accertamenti ci sarebbero anche persone collegate al Movimento 17 Ottobre, ideato da Youssef Siher, il 30enne marocchino al centro dell’inchiesta della Procura di Milano. Un elemento sul quale l’antiterrorismo intende fare chiarezza, verificando l’eventuale esistenza di una regia comune. I soggetti attenzionati hanno partecipato a vario titolo alle manifestazioni del 17, 18, 24 e 30 ottobre. Tre interventi sono stati effettuati a Firenze nei confronti di altrettanti maggiorenni, mentre a Cagliari sono stati perquisiti due soggetti, uno dei quali di seconda generazione. Sono stati sequestrati, tra le altre cose, 5 repliche di pistole, alcune a salve, un coltello rudimentale, un frangivetro e altri oggetti contundenti, oltre a indumenti frutto dei saccheggi e telefoni di interesse investigativo.Gli accertamenti puntano a mappare i collegamenti tra i soggetti, individuare chi abbia alimentato le chiamate alla piazza e stabilire se gli episodi di violenza siano riconducibili a iniziative di gruppo. A seguito degli scontri di venerdì, nella Capitale il bilancio della Questura parla di 369 persone identificate e sette denunciate. Due devono rispondere di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, altre due di travisamento in luogo pubblico e porto di oggetti atti a offendere. Le restanti riguardano blocco stradale, porto di oggetti atti a offendere e travisamento. Sotto esame anche il blocco della circolazione in viale Aventino, dove un gruppo di manifestanti si è seduto sulla carreggiata durante le procedure di identificazione.Per questo la Divisione Anticrimine della Questura di Roma ha già avviato l’istruttoria per valutare l’eventuale emissione di fogli di via con divieto di ritorno nella Capitale.Anche a Bologna sono state identificate circa 300 persone ed è stato eseguito un fermo preventivo in applicazione della recente normativa. A Torino sono 256 gli identificati e 11 i denunciati, con ipotesi di reato tra le quali resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.Il dispositivo di sicurezza del Viminale ha contributo a evitare gravi danni ma è comunque pesante il bilancio dei feriti tra le forze dell’ordine: 11 poliziotti e due carabinieri e, per Domenico Pianese del Coisp (Sindacato di Polizia) «le frange violente si separano dai cortei e si muovono in piccoli gruppi moltiplicando i punti di pressione per sfiancare i dispositivi di sicurezza».Una dinamica osservata anche a Roma, con il tentativo di raggiungere il Parlamento, e a Torino, dove la pressione dei manifestanti si è concentrata sulla Prefettura.

Commenti