È stato Presidente della Camera, per trent’anni ha fatto il sindacalista, ha guidato Rifondazione comunmista, cioè l’ultima forza politica della sinistra radicale presente nelle istituzioni. Oggi è fuori dalla politica attiva. Ma vive ancora di politica tutti giorni.
Presidente, il campo largo sembra diviso. Conte e Schlein si contendono la leadership. È un problema?
«C’è un problema che sovrasta tutta la politica italiana. E non è la divisione del campo largo. La politica è attraversata da una linea di faglia che separa l’alto e il basso della società. Tutta la politica galleggia sopra la società. Non sta dentro la società».
Questo non toglie che nello schieramento di sinistra ci siano forti divisioni.
«Io guardo ai conflitti interni agli schieramenti come alla fisiologia di un fenomeno in cui la politica si è distaccata dal popolo. Le ragioni di queste contese sono interne ai ceti politici. Si fermano lì. E anche quando si riparano dietro a grandi ideali, in realtà pongono solo problemi di potere».
È sbagliato porre problemi di potere?
«Sì, quando si tratta semplicemente della distribuzione del potere nel ceto politico».
Cosa manca alla sinistra?
«Non c’è più la connessione sentimentale con il popolo della quale parlava Gramsci».
Perché? Cosa è successo?
«Un fatto storico: la fine del Novecento».
È stato un secolo positivo?
«Secolo grande e terribile. È il secolo delle due guerre mondiali, della Shoah, ma è anche il secolo della rivoluzione».
Che vuol dire della rivoluzione?
«Che a un certo momento gli ultimi hanno iniziato a credere di potere diventare i primi. Questo è stato il filo che ha legato tutta la storia politica di quel secolo. Ed è successo questo perché c’era il movimento operaio. La sinistra è stata il movimento operaio. Non è stata l’espressione della politica come scienza separata. Ma la costruzione di un popolo attorno a una classe».
Come è finito quel secolo?
«Con la sconfitta del movimento operaio e con l’avvento di una clamorosa rivoluzione capitalistica. Che secondo me ha provocato una caduta di civiltà».
Presidente, oggi in politica contano solo le alleanze?
«Se l’alfa e l’omega della politica sono la competizione per il governo, allora contano solo le alleanze tra i partiti: la società resta fuori. Diventa solo bacino di consenso».
Lei è favorevole alle primarie
«Le ho fatte una ventina di anni fa. Furono un grande fenomeno di partecipazione popolare. Una grande vicenda democratica. Ma queste primarie di oggi sono un’altra storia. Io dico che le primarie possono esserci e non esserci. Non è importante. Quello che mi preoccupa è che dopo la grande affermazione del referendum il centrosinistra ha preso fischi per fiaschi e ha considerato quel referendum una leva per il proprio successo».
Torniamo sulle divisioni: l’incompatibilità tra Schlein e Conte non è un gran problema?
«Non mi pare un grande problema. Il problema per la sinistra è come opporsi a queste nuove forme del capitalismo. C’è stato un pontefice che ha scritto nero sul bianco che questo modello capitalistico non è il modello a cui ci si deve arrendere. La politica come tecnica, cioè la politica di oggi, è lontana mille miglia dalla crisi drammatica di civiltà alla quale stiamo assistendo».
Ma sull’Ucraina Schlein e Conte hanno posizioni differenti.
«Non mi pare tanto differenti. La mia posizione è differente da entrambi».
Qual è?
«La proposta del pontefice: politica disarmata e disarmante. L’Europa per uscire dal cono d’ombra del colonialismo e poter dialogare col sud del mondo deve fare una cosa coraggiosissima: diventare Europa disarmata».
Ma la sinistra esiste ancora?
«Ci sono due grandi cose che hanno reso grande la sinistra del Novecento. La sabbia e la torre. La sabbia è la terra. Quella che tu calpesti. Quella in cui vivi. Gli uomini e le donne che stanno dentro i grandi problemi quotidiani: il salario, la pensione, la sanità, la scuola. Poi c’è la torre: cioè l’idea di società. Sabbia e torre vuol dire lotta e teoria. Francamente nella sinistra di oggi non vedo risposte né sulla teoria né sulla lotta sociale».
Da nessuna parte?
«Le ho viste a New York, a Saint Denis, a Manchester. E anche a Roma».
A Roma dove?
«Nelle lotte e nelle iniziative dello Spin Times. Vede: lo Spin Time ci dice cosa potrebbe essere la sinistra».
E il fenomeno Vannacci?
«C’è una tendenza mondiale. È il disagio prodotto dalle politiche delle classi dirigenti che invece di diventare alternativa diventa politica del rancore. Dell’odio. Non è una cosa nuova. Successe negli anni Trenta e portò al nazismo».
Mi dica qualcosa di positivo sul governo. È un governo stabile?
«Sì. Purtroppo sì. È stabile».
Riconosce qualcosa di positivo a questo governo?
«Non andrebbero cercate convergenze ma opposizione. C’è troppa convergenza e troppo poca opposizione».
