Non serve più il disturbo del Giornale per certificare il decesso della sinistra: basta l’autopsia firmata da Repubblica, Domani e Il Manifesto. Ieri le loro prime pagine parevano un bollettino di guerra dove i titoli si smentivano a vicenda, uniti solo dal sapore della resa. Il dramma? Giorgia Meloni non è più il mostro sotto il letto che li teneva insieme; oggi è lei il perno di una maggioranza europea che sposta a destra persino i socialisti, lasciando il campo largo a fare la guardia a un fortino vuoto, assediato da clandestini e ricatti radicali. Mentre l’Europa si arrende al realismo sull’immigrazione, Schlein e Conte si guardano in cagnesco. E siccome non possono spiegare i documenti Nato sulle ambiguità filorusse del governo Conte, o le ombre mai chiarite del Covid, lanciano il palloncino: il caso Delmastro. Si è dimesso, e ha fatto bene, pur non essendo indagato. Ma il mostro serve subito, per compattare truppe allo sbando. Io non ho paura della verità: se avessi quelle chat, le pubblicherei domani, divieti o meno. Ma fa ridere ricevere lezioni di etica da chi metteva il segreto di Stato su una foto all’autogrill tra un ex premier e uno 007. O da chi tace sulle inchieste dei «giornalisti amici» legate a mondi che la sinistra dice di odiare. Non credo al caso Delmastro: è solo l’unico piatto in un menu di disperazione. Siamo al teatro dell’assurdo: portano in Europa chi scappa dai processi e occupa case, ma poi gridano allo scandalo per una chat. È un arcipelago di solitudini che urla contro un nemico immaginario perché non ha un’idea di futuro, solo una voglia matta di rissa perenne. La realtà bussa e nessuno apre.

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