Letta prepara la sfida in Aula: mi sfiducino davanti a tutti

Il premier oggi al Colle. Nella risoluzione in Parlamento vuole inserire anche la legge di Stabilità per inchiodare Pd e Pdl. Un fedelissimo: "Chi vota no provoca un terremoto"

Letta prepara la sfida in Aula: mi sfiducino davanti a tutti

«Per uscirne, stavolta Letta più che Jo Condor deve dimostrarsi Nembo Kid». Il commento di un esponente della segreteria Pd la dice lunga sulle difficoltà che si trova davanti il presidente del Consiglio, quando stamani sbarcherà a Roma e - annuncia dagli Usa - salirà subito, «appena atterrato» al Quirinale per «un chiarimento su come andare avanti».
Perché la partita che deve giocarsi il premier ha un fronte esterno, quello del Pdl in rivolta, e un fronte interno non meno insidioso, quello di un Pd in cui «l'insofferenza nei confronti del governo ha raggiunto il livello di guardia», come spiegano intorno al segretario Epifani. Che oggi, in Direzione, verrà allo scoperto.

Da New York, Letta ieri sera ha usato toni duri con gli alleati del Pdl, che con il loro annuncio di dimissioni «hanno umiliato non me ma l'Italia». Anche se dichiara «comprensione» per «il momento di profondo disagio e riflessione» dovuto al rischio di decadenza di Silvio Berlusconi. Al quale però ricorda che «da un muoia Sansone con tutti i filistei non ha da guadagnare lui, né il Pdl e tanto meno l'Italia». Letta fa sapere che chiederà un «chiarimento nel governo e in parlamento», di cui deciderà insieme a Napolitano tempi e modalità, e «davanti ai cittadini». La prima tappa del chiarimento si farà domani pomeriggio in Consiglio dei ministri. Ieri sera, dagli ambienti del ministero dell'Economia trapelava una fortissima preoccupazione per gli effetti immediati che la destabilizzazione politica potrà avere sui mercati. D'altra parte, un'impennata dello spread - ragionano dalle parti del governo - potrebbe diventare un'arma fortissima di pressione sul centrodestra (e anche sul tormentato fronte interno Pd) per indurre un serrate le fila. Perché «chi vorrà assumersi la responsabilità di mandare a casa Letta senza la legge di Stabilità, provocando un terremoto economico?».

Per questo, spiegano dalle parti del premier, Letta - una volta messi con le spalle al muro i ministri, facendosi confermare la loro disponibilità, potrebbe andare in Parlamento «nei tempi più brevi», forse già la settimana prossima, a chiedere la fiducia su una risoluzione che rilanci la sua maggioranza. «Ma non verrà certo a chiedere al Parlamento un voto generico, col rischio di incassarlo e di lasciare il Pdl libero di riaprire la conflittualità sulla legge di stabilità», spiega il parlamentare lettiano Vaccaro. La risoluzione dovrà contenere già le linee strategiche della legge di stabilità, comprese «alcune scelte importanti che segnalino un deciso cambio di passo sulla via della ripresa e delle riforme». Poi, «ognuno dovrà dire se ci sta o no, assumendosene la responsabilità», come dice un altro stretto collaboratore del premier. Solo in questo modo, spiega, si riusciranno a «spacchettare i due fronti di destabilizzazione, quello Pdl e quello Pd. E si metterà a tacere, attraverso un impegno a sostenere il governo fino al semestre europeo e al 2014, quella parte dei nostri che lavora contro Enrico».

E stavolta non sono solo i renziani ad essere sotto accusa. Anzi, il sindaco di Firenze non apre bocca e ripete ai suoi che alla crisi non ci crede, e che il governo andrà avanti e che bisogna pensare al congresso dell'8 dicembre. Contro il quale prosegue un sordo ostruzionismo del lettiani, che hanno disertato anche l'ultima riunione sulle regole ieri. A Matteo Colaninno che ieri gli chiedeva se si fosse ormai allo «showdown», Pier Luigi Bersani ha replicato: «Mi pare inevitabile». E aggiunge: «Si devono tirare le somme e se la situazione politica non fosse in grado di reggere, la palla passa al presidente della Repubblica».

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