Guardare il mare da questo fazzoletto di terra a cento chilometri da Tunisi e oltre duecento dalla Sicilia significa misurarsi con il confine più esposto d’Europa. Eppure oggi, al largo di Lampedusa, la risposta dello Stato non ha più il volto dell’emergenza: la Guardia di Finanza che opera con potenti gommoni da intercetto, elicotteri e mezzi di appoggio, le telecamere di precisione che dall’alto degli aerei individuano i barchini arrivando persino a leggere la provenienza dal segnale dei cellulari, fino al lavoro congiunto di recupero in mare della Guardia Costiera. Un presidio costante che si salda con l’eccellenza dell’accoglienza targata Croce Rossa Italiana che lavora quotidianamente per trasformare l’hotspot in un baluardo di umanità. Ieri, durante lo sbarco di 35 migranti provenienti da Eritrea e Somalia, a testimoniare questo cambio di passo c’era Nazario Pagano, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, insieme a Paolo Emilio Russo (Forza Italia), Sara Kelany e Luca Sbardella
(FdI) e Andrea Barabotti (Lega). Con loro parlamentari tedeschi, austriaci e francesi, giunti sull’isola per toccare con mano il «modello italiano». Assenti i rappresentanti italiani del centrosinistra, a dimostrazione di una resistenza ad abbandonare una narrazione obbligata in tempi di campagna elettorale. La macchina dell’accoglienza si attiva immediatamente al momento dello sbarco: i migranti vengono rifocillati e sottoposti a controllo sanitario. Ricevono un kit di ingresso comprensivo di vestiario e prodotti per l’igiene, oltre a un badge identificativo dove vengono registrate tutte le prestazioni sanitarie e psicologiche. L’assistenza linguistica è garantita da mediatori culturali che parlano francese, inglese, arabo, tigrino e bangla. La struttura offre un sistema Wi-Fi in grado di sostenere fino a 999 connessioni, la prima richiesta di chi arriva nell’hotspot. Dopo la svolta del 2022 voluta dal governo Meloni, il centro di accoglienza è stato ampliato portando la capienza da 389 a 640 posti, senza mai avvicinarsi al tutto esaurito (ieri
si contavano 170 presenze). Finora nel 2026 gli sbarchi sono scesi a 26.192, contro i 58.273 del 2025 e i 55.049 del 2024. I migranti giungono principalmente dal Bangladesh (6.103), dall’Algeria (3.420) e dalla Somalia (2.939), con la Libia prima area di partenza (20mila). «Abbiamo voluto portare a Lampedusa i deputati europei per mostrare concretamente i risultati raggiunti dall’Italia», spiega Nazario Pagano. «Gli sbarchi si sono drasticamente ridotti e il sistema di prima accoglienza ha raggiunto grande efficienza, professionalità e umanità. È importante che i Paesi interessati dai movimenti secondari abbiano potuto verificare sul campo un lavoro che deve diventare patrimonio comune dell’intera Unione Europea».
