Con quella immunità può dire quel che vuole. Parafrasare una vecchia pubblicità di dentifrici non basta a spiegare l’ultimo delirio di grillini e Pd, custodi talmente gelosi della vergognosa gestione della pandemia da parte del governo dio Giuseppe Conte da chiedere che - in sostanza - Domenico Arcuri parli in commissione Covid senza l’obbligo di dire la verità sugli appalti da commissario all’Emergenza, senza dunque assumersi alcuna responsabilità prevista dalla legge in ipotesi di falsa testimonianza.
Trasparenza addio, quando si tratta di capire perché l’Italia ha importato 800 milioni di mascherine cinesi farlocche, strapagate seppure inutili, comprate da consorzi nati giorni prima e pericolosamente vicini alla mafia cinese, M5s e dem si inventano l’audizione «in forma di libera audizione» e non «a testimonianza», in spregio ai poteri giurisdizionali che la legge riconosce alle commissioni parlamentari, allineandole a quelli della magistratura.
Perché Arcuri dovrebbe essere lasciato libero di dire cose non vere senza gli obblighi di dire la verità? «Quale è la ragione di questo doppio standard, vogliono nascondere qualcosa? Alla faccia dell’onestà e della trasparenza tanto decantata dal M5S», si chiede il capogruppo Fdi alla Camera Galeazzo Bignami. Bisognerebbe chiederlo ai grillini, che al solito la buttano in caciara, tirando in ballo i guai giudiziari del centrodestra: «Non chiediamo nessun trattamento di favore, continua lo sport preferito di Fratelli d’Italia, gettare fango su Conte e sul Movimento 5 stelle - spara il vicepresidente M5s Michele Gubitosa - le loro menzogne su di noi non potranno nascondere i disastri che stanno combinando in Italia e all’estero». E giù le solite doglianze (smentite dalle statistiche e dai dati veri, ma tant’è...) sul «Paese che affonda tra carovita, economia al palo, salari da fame, imprese in crollo e sanità al collasso», mentre la commissione Covid sarebbe «una farsa fuori dai binari delle regole istituzionali. Se poi Bignami non capisce e ha bisogno di un’ulteriore spiegazione, gli faremo un bignamino», conclude Gubitosa.
Eccolo, il bignamino. Durante la pandemia Consip e Protezione Civile avevano le competenze e l’organizzazione necessarie per continuare a occuparsi degli acquisti dei dispositivi sanitari, come ha confermato l’ingegner Cristiano Cannarsa, ex ad Consip e Sogei. «Eppure il governo Conte decise di creare una struttura commissariale e affidare tutti gli acquisti, per svariati miliardi e gestire ingenti risorse pubbliche con poteri extra ordinem e senza controlli, un trattamento differenziato e meno rigoroso», ricorda il centrodestra, così come confermato anche in passato dalla Corte dei Conti stando alla nota della deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo Fdi in commissione Covid.
La verità fa così tanta paura che il senatore Pd Francesco Boccia, a nome delle opposizioni, ha ribadito la decisione di Pd, Iv, M5s e Azione di non partecipare ai lavori. Eppure è proprio durante le audizioni che si è compreso come, «a causa della normativa emergenziale» come ha precisato il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busìa, «non sono stati effettuati controlli, a discapito anche della trasparenza», in deroga totale al Codice degli appalti e alle norme vigenti rispetto ai poteri di Anac e giudici contabili. Busìa ha promesso «una verifica» anche sullo scudo erariale di cui Arcuri godeva.
Dall’audizione di Cannarsa si è saputo che Consip, a differenza di Arcuri durante la pandemia, effettuava pagamenti anticipati ai fornitori soltanto dietro fideiussione e saldava il prezzo dei dispositivi medicali solo a fronte di approfondimenti fiscali e controlli sulla idoneità, impedendo qualsiasi attività di intermediazione nelle procedure di acquisto di beni e servizi.
E qui tornano in gioco le strane archiviazioni, chieste dalla Procura di Roma e confermate dai gip, sui mediatori che si sono spartiti 200 milioni di commissioni su una maxi commessa senza gara da 1,251 miliardi. Parliamo dell’ex giornalista Rai Mario Benotti (deceduto), in rapporti telefonici con Arcuri durante la pandemia ma anche dei legali vicini allo studio di Guido Alpa (mentore di Conte e probabile stratega del nuovo corso M5s dopo la cacciata di Giuseppi da Palazzo Chigi a inizio 2021) come Luca di Donna e Stefano Esposito, procacciatori di intermediazioni con Arcuri con cui erano in contatto - lo dicono le indagini di carabinieri e Gdf - eppure archiviati da accuse pesantissime come corruzione e associazione a delinquere.