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L’ultima sparata della Salis “Ceuta non è Spagna né Europa”. La destra la demolisce

L’eurodeputata di Avs definisce la città “un residuo del colonialismo europeo”. Susanna Ceccardi e Lara Magoni la stroncano: “La storia non la fa lei”

Il martello che colpisce la sinistra

A Ilaria Salis non basta discutere di immigrazione. Nel pieno del dibattito sulla crisi di Ceuta, l’europarlamentare di Avs sceglie di mettere in discussione direttamente l’appartenenza della città alla Spagna e all’Europa. E inevitabilmente scatena la reazione del centrodestra.

“Ceuta non è Spagna. Ceuta non è Europa”, attacca la Salis. La premessa è geografica e storica: “Geograficamente è Africa e storicamente è residuo del colonialismo europeo”. Secondo l’eurodeputata di Avs è “da questa contraddizione che bisogna partire” per affrontare quanto accaduto alla fine di luglio, vicenda che a suo giudizio “la destra ha immediatamente trasformato in propaganda razzista e nazionalista”.

Nel mirino finisce anche il governo italiano. “Il governo italiano ha addirittura bloccato Schengen con la Spagna. Forse la Meloni non sa che non è possibile uscire da Ceuta senza passare ai controlli”, sostiene la Salis, prima di accusare l’Europa di spendere “milioni di euro per fortificare questo lembo di terra africano”. Quindi la ricostruzione della crisi migratoria e la conclusione politica: “È una storia molto triste che mette a nudo l’infamia della geopolitica e lo spirito coloniale che ancora pervade l’Europa”.

Parole che accendono immediatamente il confronto europarlamentare. A risponderle è la leghista Susanna Ceccardi, che parte da una stoccata sulle occupazioni: “Quindi ci dice che il colonialismo ha occupato abusivamente Ceuta. Lei di occupazioni abusive se ne intende parecchio”. Poi la replica entra nel merito: “Ceuta è Europa da centinaia di anni”. E ancora: “La storia, cara Ilaria Salis, non la fa lei: la storia è scritta, quella è Europa e ce la dobbiamo riprendere”.

La Salis non arretra, anzi rincara la dose nella successiva filippica. “Ceuta è un residuo coloniale, non lo dico io ma lo dicono i libri di storia, se i colleghi di destra li avessero aperti per sbaglio”. Quindi sposta il bersaglio sull’immigrazione: “Il problema è che voi di destra è che siete insicuri, pieni di paure”. E domanda: “Davvero pensate che un continente ricco, di 450 milioni di abitanti, non è in grado di accogliere 60 mila persone?”. Per l’eurodeputata, i suoi avversari dovrebbero “smetterla di riversare la vostra insicurezza sui cittadini per racimolare qualche voto in più”.

Ma la seconda bordata arriva da Fratelli d’Italia. Lara Magoni riprende anzitutto la battuta della Ceccardi: “Lei di occupazioni abusive se ne intende parecchio. Ma Ceuta è Spagna ed è Europa, da centinaia di anni. Quella è Europa e ce la dobbiamo riprendere”. Al di là della schermaglia politica, sullo status istituzionale la normativa europea è chiara: Ceuta è una città autonoma della Spagna e i trattati europei si applicano al suo territorio, sebbene con alcune deroghe specifiche.

Ed è proprio qui che la Magoni affonda il colpo. “Siamo davanti a un’affermazione che non mette in discussione soltanto una lettura politica della crisi migratoria, ma la stessa appartenenza di una città alla Spagna e all’Unione europea”. Per l’eurodeputata di FdI “non è un’opinione: è il suo status istituzionale”. Quindi la questione migratoria. “Ceuta è una frontiera sottoposta a una pressione migratoria enorme e ciò che è accaduto quest’estate riguarda direttamente l’Europa”, osserva la Magoni: “Pensare di cancellare questa realtà con una dichiarazione politica significa girare le spalle a chi vive e lavora su quella frontiera”. La conclusione è altrettanto tranchant: “L’Europa deve difendere i propri confini e sostenere gli Stati membri che sono chiamati a proteggerli. Ceuta è Spagna, Ceuta è Europa e le frontiere europee non possono diventare terreno di ambiguità politica”.

Smentita persino da Ursula von der Leyen, la Salis voleva mettere sotto accusa il “colonialismo europeo”. Il risultato è stato quello di aprire un fronte ancora più elementare: prima ancora di discutere quale politica migratoria adottare a Ceuta, bisogna mettersi d’accordo su che cosa sia Ceuta. E su questo, tra carte europee e status spagnolo, il terreno della polemica si è fatto immediatamente scivoloso per l’attivista di estrema sinistra.

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