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Interni

L’urgenza di stare dalla parte civile

Un segnale per far capire che la violenza non può mai essere fatta passare per un atto di protesta

Riots and looting in Via Torino, where young protesters attacked shops and supermarkets and smashed windows, Milan, October 18, 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Contro i responsabili degli atti di vandalismo che hanno devastato il centro il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Comune pochi giorni fa aveva depositato una mozione con cui chiedeva alla giunta e al sindaco di impegnarsi formalmente come parte civile nei processi giudiziari che verranno, se verranno e quando verranno. Un gesto che, al di là di come uno la pensi, sarebbe stato un segnale per far capire che la violenza non può mai essere fatta passare per un atto di protesta (checchè ne dica quella mente illuminata di Marracash) ma soprattutto un segnale di sostegno a tutti quei commercianti messi in ginocchio dalla barbarie e dai saccheggi. Non è andata così. La maggioranza di centrosinistra non ha accettato di discutere la mozione d’urgenza che è stata rinviata alle commissioni. Insomma se ne parlerà. Però forse sarebbe stato importante parlarne subito, a caldo. Giusto per far capire che maggioranze, opposizioni in un momento così delicato per la città si schieravano «senza se e senza ma» contro chi ha sfregiato Milano, ha ferito poliziotti, li ha insultati, sfidati senza nessun timore, con la sfrontata certezza di farla franca. Ciò che è successo, anche se vede coinvolti adolescenti e bambini di 11 anni, non è un gioco. Paolo Crepet ieri in una intervista al Giornale l’ha spiegato bene: «Se uno a 13anni fa le quattro di mattina, esce con la minicar e il coltello in tasca, mena e sfascia vuol dire che è un adulto». Abbiamo quindi a che fare con «adulti» perlopiù pericolosi che, come ha detto il Gip che ha firmato le misure cautelari, fanno parte di un preciso disegno di destabilizzazione dell’ordine pubblico. Roba seria. Per questo servono segnali che spieghino, senza incertezze, da che parte si sta.

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