Grillo: "No al governo tecnico"

Grillo chiude al governo tecnico. E il capogruppo Crimi rilancia: "La sola soluzione che proponiamo è un governo del M5S"

Beppe Grillo e Vito Crimi durante la conferenza stampa del M5S
Beppe Grillo e Vito Crimi durante la conferenza stampa del M5S

Un passo in avanti e, poi, subito uno indietro, per restare immobili. Se ieri aveva aperto alla possibilità di appoggiare un governo tecnico a patto che venissero lasciati fuori i partiti, oggi il capogruppo pro tempore al Senato Vito Crimi si affretta a ritornare su propri passi. "L’unica soluzione che proponiamo - corregge il tiro l’esponente grillino dopo la conferenza stampa di ieri - è un governo del Movimento 5 Stelle che attui subito e senza indugio i primi venti punti del programma e a seguire tutto il resto". Posizione confermata a stretto giro dallo stesso Beppe Grillo con un post di fuoco contro Tutto daccapo, insomma. E tanti saluti a Pier Luigi Bersani e a Giorgio Napolitano che, nelle ultime ore, si stanno arrabattando per riuscire a mettere in piedi uno straccio di governo che tenga all'urto dei parlamentari fedeli al comico genovese.

Il M5S non darà la fiducia a un governo tecnico. In un post sul blog, a cui fa seguito quello di Crimi, il guru pentastellato chiude la porta alle trattative con il capo dello Stato a cui lascia il cerino in mano. Toccherà a Napolitano decidere come muoversi. I Cinque Stelle staranno a guardare aspettando le mosse del titolare del Colle che, dopo il flop di Mario Monti a Palazzo Chigi, se ne guarda bene dal dare l'esecutivo in mano ai professori. "Non esistono governi tecnici in natura, ma solo governi politici sostenuti da maggioranze parlamentari", ha spiegato il leader del M5S ricordando che quello guidato da Monti è stato "il governo più politico del dopoguerra". "Nessuno prima aveva mai messo in discussione l’articolo 18 a difesa dei lavoratori - ha concluso Grillo - il presidente del Consiglio tecnico è un’enorme foglia di fico per non fare apparire le vere responsabilità di governo da parte di Pdl e Pd". Insomma, dopo la due giorni di formazione, la situazione è tornata al punto di partenza: Napolitano s'aggira col lanternino in cerca di una possibile governo, Bersani chiuso nel bunker di via del Nazareno non intende mollare un infarico fuffa e i grillini che si divertono a fare i diavoli a quattroipotecando, in questo modo, il futuro del Paese.

Nell'inetrvento di oggi Crimi ha chiesto ai giornalisti due giorni di tregua e ai militanti "un attimo di pazienza". Per tutti un invito non del tutto nuovo al campo della politica: "Lasciateci lavorare". Il neo capogruppo del M5S a Palazzo Madama si è affidato a Facebook per fare il punto della situazione. "In attesa di predisporre uno strumento per comunicare ufficialmente utilizzo questo", ha spiegato Crimi informando i giornalisti che, nei prossimi giorni, non risponderà ad alcuna domanda. "Le nostre parole di ieri in conferenza stampa sono state chiare e non lasciano dubbi". In realtà, di dubbi i grillini ne hanno lasciati parecchi. Dopo giorni di tira e molla, infatti, non è ancora del tutto chiaro se Grillo & Co. siano disposti o meno ad appoggiare un governo tecnico. Giusto ieri pomeriggio Crimi sembrava quasi aprire: "Vediamo, prima lo facciano, poi decideremo". E, comunque, la patata bollente passava nelle mani del presidente della Repubblica. "Spetta a lui decidere", spiegava Crimi che oggi ha corretto il tiro. Anche se non è disposto ad ammetterlo: "Abituatevi anche a chi dice 'sì' per dire 'sì', 'no' per dire 'no', senza interpretazioni". Dal canto suo il capogruppo al Senato continua a predicare "coerenza" e ad assicurare che il M5S terrà la barra dritta: "Il nostro unico senso di responsabilità è verso gli elettori che ci hanno dato mandato di attuare questa rivoluzione culturale che comunque è già in atto malgrado le resistenze di coloro che sono attaccati a poltrone e privilegi". Eppure il balletto sulla fiducia al governo tecnico non solo rischia di far infuriare il capo dello Stato, ma anche di mandare il Paese alle macerie.

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