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Majorino o Ambrosoli, la sinistra cerca un anti-Calabresi

“Primarie a Roma e allora perché non anche a Milano?”

Dalle piscine chiuse alla cultura, Majorino sconfessa giunta Sala (e Pd)

L’uscita allo scoperto di Mario Calabresi, attesa ormai da tempo, riaccende il dibattito nel centrosinistra. Parte del Pd sarebbe contenta di convergere sul nome del giornalista, ma restano pezzi di coalizione piuttosto dubbiosi. E nel Pd in molti chiedono di definire con chiarezza il percorso che porterà alla scelta del candidato sindaco. Anche perché, mentre in tanti insistevano sui gazebo - una prassi per il centrosinistra milanese - qualche tentativo per fare sintesi su un nome senza primarie (come potrebbe essere Umberto Ambrosoli) è stato fatto. Tra i dem, anche sulle primarie, ci sono varie posizioni.

Sono a favore Pierfrancesco Majorino, uno dei favoriti in caso di gazebo, ma anche il discusso Lorenzo Pacini che lancia un guanto di sfida: «Non vedo l’ora di confrontarmi sui temi e le proposte con tutti i candidati, tra cui ovviamente anche Calabresi» dice Pacini, convinto che l’ok sui gazebo della segreteria nazionale arriverà dopo l’estate. Resta pronta la vicesindaca Anna Scavuzzo, così come l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte che secondo i più maliziosi, conviene a tutti avere in campo perché porterebbe sulle spalle il peso della continuità con Beppe Sala. E poi l’attivista Tommaso Goisis. Ci sarà da capire anche quali saranno le regole delle primarie, con gli altri partiti che non vogliono assistere a una conta interna al Pd. Avs non si dice contraria per principio, ma «con tutte queste candidature - osserva il consigliere regionale Onorio Rosati - rischiano di perdere la loro funzione che dovrebbe essere un confronto su programmi e visioni della città». Guarda a quest’area Carlotta Cossutta, docente alla Statale e nipote dello storico dirigente Pci Armando, su cui potrebbe anche convergere una parte di Avs. Un’altra, invece, potrebbe sostenere Majorino con cui non mancano le affinità. Di sicuro non è Calabresi il nome di riferimento e, pur senza citarlo, lo sottolinea anche Rosati che sul candidato preferirebbe un accordo di coalizione: «Per Milano sono convinto che sia arrivato il tempo della politica e quindi dei partiti che possano esprimere una classe dirigente e assumersi le loro responsabilità senza intermediazioni».

Mette i suoi paletti anche il M5s. Su Calabresi «non abbiamo preclusione di sorta, fermo restando che servono garanzie sulla sicurezza e andranno sistemati potenziali conflitti d’interesse. Ma il percorso sarà fondamentale: se Calabresi vuole andare in discontinuità da Sala bene. Sennò, è meglio non cominciare per niente» afferma il coordinatore del M5s a Milano Stefano Buffagni, puntualizzando anche che le primarie «se si fanno a Roma per le elezioni politiche, ha senso farle anche a Milano, altrimenti mi sembra più un esercizio per misurarsi». Azione, invece, correrebbe sicuramente con il centrosinistra se si optasse per Calabresi: «Sarebbe un ottimo candidato sindaco» spiega direttamente il leader Carlo Calenda. Per il consigliere lombardo Pd, Pietro Bussolati, figure autorevoli come Calabresi «sono benvenute», ma ora è il momento di definire il metodo di scelta «in tempi il più ragionevoli e brevi possibili».

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